La scintilla è scattata a cinque anni, durante una vacanza, quando il piccolo Lewis Hamilton vede per la prima volta un autoscontro. Uno di quelli con le macchinette tre ruote con vecchi pneumatici al posto dei paraurti. “I miei genitori non riuscivano a staccarmi dal volante -  dice Lewis intervistato dal magazine ufficiale della FIA -. Mi piaceva tantissimo guidarla. E amavo guardare mio padre mentre guidava”

Modellini, auto vere, moto. Il tre volte campione del mondo ha sempre subito il fascino del Motore. E della Velocità. Entrambi con la lettera maiuscola, in quanto concetti assoluti. Auto, boxe – che pratica tuttora per allenarsi– e un sacco di punti di riferimento afroamericani, da Tiger Wood a Mohammed Alì. Escludendo Ayrton Senna, ovviamente.

Il resto è storia nota: nel 2006 il titolo GP2, l’anno dopo il folgorante debutto in Formula 1, subito a combattere per il titolo con Kimi Raikkonen, mentre il suo avversario Sebastian Vettel esordiva più timidamente con BMW Sauber prima del passaggio in Toro Rosso. Lewis è partito subito alla grande. Su una McLaren, con cui si è laureato campione nel 2008, poi Mercedes. 
Tre titoli mondiali per lui, quattro per Vettel e domenica si ricomincia da Baku, seconda edizione del GP d’Azerbaijan (ex d’Europa), vinto lo scorso anno da Rosberg. Nico ha mollato, stremato dallo stress e appagato dal titolo.

Penso che la vita sia un viaggio – rispolvera il campione in vena di metafore – Se fosse sempre facile e pacifica sarebbe noiosa. Penso che il mare in tempesta sia più eccitante. Mi piacerebbe definire la mia vita come l’oceano, dove ti svegli alla mattina e l’acqua è calma ma se si alza il vento si alzano anche le onde. Sta tutto nel trovare il giusto bilanciamento e non prendere le cose troppo seriamente e non farne troppe contemporaneamente. E’ incredibile quanto sia potente la mente umana: con la tua mente puoi risolvere qualsiasi cosa”. 

Hamilton pilota, filosofo ma anche viveur, stella tra le stelle che tra un gran premio e l’altro va allo stadio con Nyemar e in vacanza con Justin Bieber. Tornando al presente Ham è reduce dal pesante successo di Montreal, che gli consente di arrivare a Baku con una sicurezza che dopo Monaco era scemata. “Questa macchina (la W08, Ndr) mi dà le stesse sensazioni di quella dello scorso anno. E’ più veloce ma fondamentalmente è la stessa auto. Non sono cambiate veramente: le caratteristiche, il comportamento in curva… è la stessa cosa solo che sono più veloci”. 

La differenza fondamentale è che “quest’anno stiamo avendo una vera competizione. Con cinque piloti in pochi decimi di secondo, questo è gareggiare. Quando ogni millimetro conta. Inoltre è più facile gareggiare contro un altro team perché tutta la tua squadra è orientata in un senso. Altrimenti si entra in un vortice che all’aumentare della tensione aumenta sempre di più”

A 32 anni Lewis, Raikkonen e Massa insegnano, ha potenzialmente davanti altri cinque anni.Non penso molto a cosa farò dopo il ritiro. Non posso prevedere quel che sarà. Tutto quello che so è che voglio essere ricordato come un pilota duro ma corretto. Come Senna, il suo idolo sempre evocato ed eguagliato in Canada per numero di pole positions.   

Infine una mezza provocazione in puro stile Lewis:Il mio destino è nelle mie mani: potei decidere di smettere a fine anno. Significherebbe che la mia eredità sarebbe minore di quella che potrei lasciare tra cinque anni? Non mi piace fare piani perché non so cosa c’è dietro alla prossima curva”. Una certezza c’è: Non smetterò di spingere oltre il limite, andando a cercare sempre la grandezza  ovunque essa sia. Penso che questa sia la missione e la mia eredità”.  Così parlò Luigi Magno.