Lauda: "Halo distrugge sforzi di avvicinare il pubblico alla F1"

Lauda: "Halo distrugge sforzi di avvicinare il pubblico alla F1"©  sutton-images.com

Bocciatura perentoria di Lauda e spera non si escludano soluzioni migliori da introdurre nel 2019, semmai ci saranno. Toto Wolff: "Decisione obbligata della FIA"

Fabiano Polimeni

21 luglio 2017

Due nodi più di altri si legano all'Halo, il dispositivo di protezione della testa del pilota che diverrà obbligatorio in Formula 1 dal 2018. Soluzione attaccabile anzitutto nell'impatto stilistico negativo sulle monoposto. Delle tre soluzioni testate tra il 2016 e l'ultimo week end a Silverstone, è senza dubbio la più brutta, la struttura a Y. 

Vi sarebbero, poi, gli scenari in cui la presenza dell'Halo assicura un'efficace protezione al pilota, nel caso di impatto con oggetti o parti di monoposto di grandi dimensioni, lasciando ancora una vulnerabilità all'impatto oggetti più piccoli. 

Ma c'è un aspetto più profondo che gli oppositori all'Halo come ad altre strutture supplementari di protezione per il casco possono richiamare ed è nel concetto di monoposto con abitacolo aperto. L'Halo scriverà un nuovo capitolo, un "anno zero" nella visione della Formula 1 per com'è sempre stata. 

Niki Lauda ha il pregio di parlare senza giri di parole e libero da ogni obbligo politically correct e battezza come errata la scelta operata dalla FIA: «Abbiamo provato l'Halo, l'Aeroscreen Red Bull e lo Shield come protezione del cockpit. Nessuno è convinto al 100%. In queste situazioni va presa la giusta decisione e l'Halo è quella sbagliata».

L'incremento della sicurezza è passato attraverso tappe cruciali in oltre 60 anni di Formula 1, adeguando monoposto, strutture e procedure. Un rischio zero non sarà mai possibile, è la natura del motorsport. «La FIA ha reso la Formula 1 sicura, anche il pericolo del distacco delle ruote è stato ampiamente eliminato, oggi sono assicurate in modo più resistente. Il rischio per i piloti è diventato minimo. Stiamo provando in ogni modo ad avvicinare nuovi tifosi, con macchine veloci e  portando i piloti più vicini al pubblico, tutto ciò viene distrutto da una risposta esagerata», aggiunge Lauda. La risposta ai rischi di correre con il casco esposto, che ha registrato le fatalità di Henry Surtees in Formula 2 inglese nel 2009 e Justin Wilson in Indycar nel 2015, nel passato recente.

La strada da percorrere il prossimo anno è già tracciata e, pur con miglioramenti (?) l'Halo andrà sulle monoposto. Secondo Lauda non devono chiudersi le porte a possibili alternative: «Credo ci sia assolutamente una soluzione migliore dell'Halo, viceversa non ne avremmo provate tre diverse. Se troveremo qualcosa che non distrugge l'estetica, potrebbe essere introdotta nel 2019, semplice. Non c'è motivo di affrettare le cose su qualcosa della quale potremmo pentirci in seguito».

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In casa Mercedes - peraltro lo studio sull'Halo è stato proposto alla FIA proprio dal team tedesco, nel 2015 - ha detto la sua anche Toto Wolff, con toni meno perentori: «Penso che la FIA non avesse probabilmente altra scelta che introdurre l'Halo. Aumentare la sicurezza è un obbligo della Federazione, abbiamo esaminato diverse soluzioni e nessuna ha funzionato davvero. L'Halo è stata l'unica quasi corretta. Non mi piace l'aspetto, però  è stata già presa una decisione e adesso dovremo tirare fuori il meglio».

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