Dopo il tracciato cittadino di Melbourne, il secondo appuntamento della stagione F1 2018 è con quello "stabile" di Sakhir costruito alla periferia di Manama, la capitale del Bahrain. In realtà anche quello arabo è un tracciato dalle caratteristiche un po' troppo specifiche per risultare davvero "probante", almeno per quanti vorrebbero già definire in modo assoluto i valori in campo.

Si tratta infatti di un circuito che nei suoi 5.412 metri di sviluppo presenta poche curve veloci "da appoggio" e al contrario tante strette, fra le 15 totali. Di conseguenza offre forti staccate e altrettanto violente accelerazioni quasi "da fermo" con marce basse. Dunque diventa preponderante la capacità "meccanica" di dare tenuta e trazione alle gomme, rispetto a quella "aerodinamica".

Al tutto si aggiungano certe condizioni sfavorevoli quali l'asfalto piuttosto abrasivo che, unito alla presenza di sabbia e al calore ambientale solo in parte mitigato dall'orario serale della gara (si parte alle 18,10 locali), rende impegnativa la gestione dei pneumatici. Nominalmente sono state adottate le stesse mescole dello scorso anno - medium, soft e supersoft - ma considerato che in realtà le Pirelli di questa stagione sono più morbide praticamente di uno step a parità di "colore" e che già nel 2017 furono necessari due pit-stop, è facile si debba ricorrere a strategie meno scontate.

Per il resto non sono stati effettuati cambiamenti alla pista rispetto allo scorso anno, nemmeno per quanto riguarda le zone di attivazione del DRS: a differenza dell'Australia dove erano state portate a tre, qui restano due e sono il rettilineo di partenza e quello parallelo tra le curve 10 e 11.