Poche e intensissime. Sono le frenate che caratterizzano un giro a Monza, Tempio della velocità e delle decelerazioni estreme. Numeri impressionanti su due fronti opposti, che fanno salire in cattedra l’impianto frenante. Ben 5.6G è il dato di decelerazione media previsto da Brembo, frutto di sole 6 staccate e un tempo di fatto irrisorio speso con il piede sul freno: il 12% del giro, grossomodo 9,9 secondi. Ogni singolo istante ad abbattere le velocità over-320 km/h con le quali si arriva ad aggrapparsi ai freni nel Gran Premio d’Italia.

Il dato in assoluto più elevato in termini di G si registra in frenata alla Parabolica: un picco di 6,7G negli appena 72 metri nei quali scalare tre marce e inserire l’anteriore in curva. Si passa da 314 km/h a 205 km/h in 1,22 secondi, dati velocistici destinati a essere aggiornati (al rialzo) nel week end in arrivo, che punta ad abbattere il muro dei 260 km/h di velocità media sul giro (quasi 257 orari nelle libere 2, le ultime sull'asciutto, nel 2017).

La staccata più lunga per metri percorsi è in fondo al dritto principale, con 140 metri attaccati esercitando una pressione di 165 kg sul freno: in 2,6 secondi si passa da 320 km/h a 84 km/h, operazione che sviluppa 5.4G, dai dati Brembo. Ancor più violenta è la frenata della Roggia, 5.7G frutto dei 326 km/h di punta massima ridotti ai 117 km/h in ingresso della chicane: servono 2,37 e 127 metri per rallentare, con una pressione di 180 kg sul freno. Complessivamente, i piloti esercitano più di 1.000 kg di pressione sul pedale a ogni giro e il settore centrale è quello più impegnativo, visto il susseguirsi delle due curve di Lesmo (Lesmo 1 registra 5.5G, Lesmo 2 5.1G) e della variante Ascari, con 5.3G.

Il numero ridotto dei punti di frenata fa sì che la dispersione d’energia in staccata sia equivalente al dato registrato a Barcellona o Baku, con un valore di 180 kWh.