La pioggia caduta nel 2017 ha lasciato un quesito insoluto: quanto possono andare forte le Formula 1 con le gomme larghe nel Tempio della velocità? Lo scopriremo sabato prossimo in Q3, su una Monza che dovrebbe correre una qualifica asciutta. Il motore fa la parte del Leone, i 1.000 cavalli dei turbo ibridi Ferrari e Mercedes però devono fare i conti con la maggiore sezione frontale opposta dalle gomme larghe, da monoposto anch’esse più larghe sin dallo scorso anno e, in più, oggi, con l’Halo a disturbare ulteriormente il valore di drag.

I dati Magneti Marelli sintetizzano la sfida per le power unit, nell’inseguimento al muro dei 260 km/h di media che potrebbe essere abbattuto sabato. Il primato dei 262,209 km/h, media oraria dell’1’19”525 di Juan Pablo Montoya su McLaren nel 2005, potrebbe essere più difficile da abbattere.

Monoposto 2018 di gran lunga più rapide in curva, esercizio sul quale Monza offre pochi punti nei quali sfruttare davvero al meglio il potenziale: le due pieghe di Lesmo saranno più veloci che mai, come la Ascari. Improbabile, invece, che si possa assistere al miglioramento della velocità massima di 372 km/h, registrata sempre da Montoya nel 2005.

La power unit gira al massimo per l’80% della percorrenza e dai sistemi di recupero d’energia il supporto più alto in termini di kilojoule arriva dal MGU-H posto sul turbocompressore, che recupera 3305 kJ contro i 612 kJ recuperati dal MGU-K. La componente elettrica della power unit consente un miglioramento della prestazione sul giro pari a 3,5 secondi e un incremento della velocità massima di 19 km/h rispetto alla sola componente termica.

In termini di consumo di carburante, i 96 kg necessari in gara restano ben al di sotto dei 105 kg, limite regolamentare 2018. L’incidenza di 10 kg di benzina in più o in meno, vale 310 millesimi a giro (dato Renault F1 Racing) e il dato rileva indirettamente a vantaggio delle power unit meno assetate e più efficienti.

Le previsioni sulle velocità massime che si potranno raggiungere sabato, al netto di scie, guardano tutte ai 340 km/h in fondo al dritto principale. Alla seconda variante, dalle simulazioni Renault, si arriverà a frenare ai 320 km/h, alla Ascari ai 336 km/h e, prima dell’inserimento in Parabolica, ai 325 km/h. Parabolica che, immediatamente dopo aver inserito il muso della monoposto in quarta marcia, apre per un’accelerazione continua di 1.350 metri prima di aggrapparsi ai freni ai meno 140 metri dalla prima variante.