Tutto, o quasi, si è deciso al via del GP a Melbourne, e non solo per il miglior scatto di Valtteri Bottas rispetto al compagno di squadra poleman, sul quale il finlandese ha costruito una gara grandiosa completata dalla "ciliegina" del giro più veloce. Con il punto annesso, Valtteri guadagna ben 26 punti in una gara (solo in un'occasione ne guadagnò di più, ad Abu Dhabi 2014: 30 pt) ma a prescindere da questo ha dimostrato di avere sempre la situazione saldamente in mano, meritandosi appieno la vittoria.

Meno incisivo del solito e di quanto fatto vedere in qualifica Lewis Hamilton, forse con la complicità di un danno al fondo macchina: comunque gestisce bene la sua gara (nonostante un pit troppo anticipato) e mantiene il 2° posto controllando il ritorno di Max Verstappen. L'olandese porta per la prima volta a podio la power unit Honda dell'era ibrida con una gara accorta che gli guadagna il terzo gradino. Una sola sbavatura, un piccolo largo in curva 1 cercando di insidiare Hamilton, peraltro ininfluente, a fronte di un grande e preciso sorpasso a Vettel per il 3° posto.

Uno dei temi tecnici della gara è stato lo scarso apporto delle gomme medie "gialle", inferiori nel rendimento rispetto alle aspettative. Se ne sono accorti in Ferrari con Sebastian Vettel, che oltretutto ha pagato un cambio gomme da soft a medie molto anticipato, trovandosi alla fine con questo problema oltre ad altri segnalati via radio in modo un po' "codificato". Migliore la strategia su Charles Leclerc, con pit in un momento più adatto e passaggio alle Pirelli hard, tanto da poter arrivare ad attaccare Vettel per il 4° posto. Solo i "consigli" dai box l'hanno tenuto in quinta posizione finale, dopo una partenza un po' troppo ottimistica (si è trovato all'esterno di Vettel venendo spinto oltre il cordolo) e giusto un piccolo largo in curva 1 anche lui come Verstappen. In Ferrari hanno comunque molto da riflettere su questo intero weekend.

Molto da dire anche sulla gara dei team "di rincalzo". Da un lato la lotta è stata davvero serrata (5 piloti in 6 secondi all'arrivo, tra Hulkenberg 7° e Gasly 11°) e se non ci sono stati più sorpassi è imputabile anche alla tipologia del tracciato. Dall'altro non si può ignorare che sono stati doppiati praticamente tutti: il gap dal tre top team è ancora troppo elevato. L'unico a restare (per poco) a pieni giri è stato Kevin Magnussen, autore di una gara consistente e "maschia" nel resistere a certi attacchi. Ancora una volta efficace Nico Hulkenberg, 7° dopo essere partito 11°, e risultato positivo anche per Kimi Raikkonen 8°. Curioso che il finlandese dell'Alfa Romeo abbia dato inizio al valzer dei primi pit-stop (tutti gli avversari diretti a "coprirsi") non per scelta strategica, ma perché si era infilato qualcosa in una presa dei freni posteriori.

Meno fortunati i rispettivi compagni di squadra: Romain Grosjean è stato tolto di gara da un problema di montaggio della ruota anteriore sinistra; Daniel Ricciardo è stato spinto nell'erba al via, trovando purtroppo un avvallamento che gli ha distrutto l'ala davanti; Antonio Giovinazzi ha danneggiato l'ala sui detriti iniziali e ha lottato con l'instabilità, aumentata dalle gomme medie montate in partenza. Male anche per Carlos Sainz, tradito dal motore dopo 9 giri.

Gara rimarchevole invece per Lance Stroll, finito 9° dopo essere partito 16° con una strategia corretta, e anche per Daniil Kvyat. Il russo della Toro Rosso si è oltretutto tolto qualche soddisfazione personale sopravanzando con una bella lotta la Red Bull di Pierre Gasly, risalito da 17°. Molto più staccato Lando Norris che non ha potuto far fruttare l'ottava posizione in griglia anche per essere stato rallentato cautelativamente dopo il problema alla McLaren di Sainz. Velo pietoso per le Williams a oltre 2 giri e uniche a fare più di un cambio gomme, però nel risultato di George Russell davanti a Robert Kubica ci sono anche responsabilità del polacco nel non essere riuscito ad evitare un contatto distruttivo a inizio gara: rimandati (non bocciati) alla prossima gara.

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