Durante il weekend del Gran Premio in Austria, a Spielberg, ci sono stati diversi interventi da parte della direzione di gara, tali da portare anche a modifiche importanti sullo schieramento di partenza, rispetto al riscontro cronometrico delle qualifiche. Si inizia già al venerdì con Carlos Sainz e Alex Albon ai quali in pratica vengono sostituiti tutti gli elementi della power unit, decretandone la partenza dal fondo dello schieramento.

Strana violazione tecnica invece per Antonio Giovinazzi: il carburante sulla sua macchina viene trovato troppo freddo (sono ammessi fino a 10°C in meno rispetto alla temperatura ambientale, nel suo caso sono invece 17°C) e visto che comunque essendo prove libere non ci sono stati vantaggi, il team viene multato di 5.000 euro senza ulteriori sanzioni. Nelle seconde prove libere c'era stato anche un episodio di incomprensione tra Giovinazzi e Charles Leclerc, che sono quasi venuti a contatto in curva 3, ma non è stato valutato degno di intervento da parte della direzione di gara.

Sabato prima delle qualifiche vengono attribuite altre 5 posizioni di arretramento in griglia sia a Nico Hulkenberg sia a Kevin Magnussen, per sostituzione del motore e del cambio rispettivamente. Poi in qualifica abbiamo visto due episodi di ostruzione, entrambi in Q1: in un caso Lewis Hamilton su Kimi Raikkonen in curva 3, poi George Russell su Daniil Kvyat in curva 9. Sia Hamilton sia Russell sono stati di conseguenza sanzionati con 3 posizioni di arretramento. Con l'attuale sistema di riposizionamento, data la casella libera per l'arretramento di Magnussen 5°, Hamilton passa così da 2° a 4°; mentre Russell con il 19° tempo deve in ogni caso avere Albon e Sainz alle spalle e quindi sale 18° (senza penalità sarebbe stato 17°).

In gara si parte (letteralmente) con un drive-through a Kevin Magnussen: al contrario di quanto segnalato in un primo tempo, ad essere sanzionato non è stato l'errato posizionamento iniziale (le ruote anteriori erano ancora entro la casella bianca) bensì un movimento a semafori rossi accesi che ha fatto scattare i sensori, pur senza configurarsi come una vera e propria falsa partenza.

Infine, l'episodio clou della gara, quando al terzultimo giro Max Verstappen sferra l'attacco decisivo in curva 3 che gli permette di superare Charles Leclerc e di vincere il GP. Nel sorpasso c'è stato infatti un contatto e la Ferrari n.16 ha dovuto proseguire fuoripista, con il monegasco che ha lamentato il fatto che l'olandese non gli avesse lasciato spazio. Tuttavia per i commissari si è trattato di un semplice incidente di gara, in cui cioè nessuno dei due piloti poteva essere ritenuto più responsabile dell'altro di quanto successo. Per farla breve: è vero che Max non ha lasciato spazio, però aveva superato all'interno e Charles nel voler resistere all'esterno sapeva a quali rischi poteva andare incontro. Inoltre nei briefing con i piloti è stato più volte ricordato (già dai tempi di Charlie Whiting) che solo se la macchina all'esterno è più avanti, ha il diritto di ricevere spazio.

Sono stati fatti paragoni con altri episodi in qualche modo similari, perfino con quello tra Vettel e Hamilton in Canada (completamente differente perché in quel caso si è trattato di rientrare in pista dopo un'uscita), come pure con quelli che nel 2016 avevano visto sanzionato Nico Rosberg una volta con Hamilton (Austria) e un'altra con Verstappen (Germania). In questi ultimi casi va però considerato che il fatto di non aver lasciato spazio fu considerato assieme a quello di aver portato un attacco ritenuto "esagerato": la manovra scorretta, per i commissari, è pensare di attaccare alla "sperindio" frenando tardissimo senza ritegno e in pratica "cercando" (non volontariamente, ma per imperizia) il contatto o la spinta fuoripista. Ecco perché nel documento n.50 che dettaglia il "no further action" per Verstappen, è chiaramente specificato "was in full control" (era giusto ad un metro dalla corda, non "lungo"): un dettaglio che fa la differenza.