Una scelta dettata dalla necessità di cambiare aria, una necessità che non poteva portare Daniel Ricciardo a correre per posizioni poi così diverse da quelle nelle quali naviga attualmente con Renault. Che il 2019 l’ha vissuto offrendo un rendimento decisamente inferiore alle aspettative.

Era e resta una “scommessa”, da verificare alla vigilia di quel 2021 che aprirà le porte del mercato e scenari per un possibile rimescolamento dei sedili.

Giura non essere un “parcheggio” in attesa di opzioni più allettanti, il biennale firmato e col quale ha salutato Red Bull. Assicura di non essere pentito della scelta e di puntare a una crescita delle prestazioni nel 2020, stagione che sarà dell'inevitabile “tiriamo le somme”.

2019 DIVERSO DAL PREVISTO

Intervistato dalla BBC, Daniel parla delle prospettive future e di un 2019 più difficile del previsto: “Quando parlammo l’anno scorso (con Abiteboul; ndr), su questa stagione erano riposte speranze elevate. Siamo fiduciosi che il prossimo sarà decisamente migliore”. Dovrà esserlo, perché Renault resti un’opzione credibile sul futuro di Ricciardo, Renault nel frattempo coperta con un altro top drive come Ocon.

POTENZIALE DA PODIO

“Cosa vorrei vedere il prossimo anno? Ovviamente dei miglioramenti, non da una posizione all’altra, piuttosto dei miglioramenti robusti, da potere in realtà battagliare per un podio a un certo punto della prossima stagione. Sarebbe molto incoraggiante e una motivazione per tutti.

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So come resti ancora tanta strada da fare ma lo considero un obiettivo alla portata. Non credo siamo dei sognatori, dobbiamo solo far pulizia su alcune cose. Guardo al Canada, se siamo riusciti a qualificarci quarti alla settima gara della stagione, credo ancora che tutto sia possibile con questi ragazzi”.

AERODINAMICA DA CAMBIARE

Per una power unit che ha compiuto progressi riconosciuti da tutti i motorizzati Renault, telaio e aerodinamica della RS19 sono i punti deboli di un progetto sul quale Ricciardo spiega come non ci sia da estrarre il potenziale che servirebbe per ambire a quel podio sperato nel 2020.

Il divario dai primi tre team è nell’ordine di 1 secondo e oltre, a seconda dei tracciati. Un’enormità da recuperare a regolamento tecnico invariato. “Quando parlo con il team sembra che la base della macchina, i fondamentali, la filosofia di base, ci abbia limitati. Abbiamo sviluppato un po’ la monoposto ma è arrivata non voglio dire al suo apice, però non può svilupparsi talmente tanto con questa filosofia.

In vista del prossimo anno sembra che vogliano cambiare l’intera filosofia aerodinamica, piuttosto che concentrarsi su questa parte della macchina, diciamo al centro, e provare a sviluppare più carico aerodinamico possibile al centro: dobbiamo concentrarci davanti”.

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Cambiare concetto aerodinamico imboccato con la semplificazione dell’ala anteriore, per sposare la filosofia “scuola Mercedes”, tale da richiedere una completa revisione della gestione dei flussi lungo il corpo vettura. Sarà sufficiente per trasformare Renault?