Gara emblematica quella statunitense ad Austin. Valtteri Bottas riesce a recuperare una strategia a due soste che poteva rivelarsi un boomerang (dopo un primo pit anticipato per coprire quello di Verstappen) vincendo il GP davanti a Lewis Hamilton che da parte sua sigilla in tasca il sesto campionato mondiale. Con la soddisfazione di aver tenuto dietro Max Verstappen, molto veloce sul finale, approfittando anche delle bandiere gialle presenti all'ultima staccata di curva 12 per via dell'uscita di pista di Kevin Magnussen (problemi di freni).

Molto più staccato invece Charles Leclerc, a oltre 50 secondi, con una macchina davvero poco guidabile e un primo pit-stop poco felice. Resta giusto la ciliegina del giro più veloce in gara, ottenuto però montando gomme soft nel finale. Molto peggio è andata peraltro a Sebastian Vettel, che già dopo un paio di curve si è ritrovato con la monoposto nettamente sottosterzante, avvisaglia della rottura alla sospensione posteriore destra che lo colpirà dopo 7 giri, condannandolo ovviamente al ritiro. Ora sarà importante scoprire se il cedimento è stato causato da un contatto, da una scordolata (forse anche nelle qualifiche) o da quale altro motivo.

Al via c'è un contatto tra Alex Albon e Carlos Sainz che condizionerà la gara di entrambi: il tailandese deve passare ai box, finendo ultimo e risalendo poi fino al 5° posto finale. Lo spagnolo invece "tira a campare" e ottiene comunque un buon 8° posto finale, potendo però fare ben poco contro Daniel Ricciardo e Lando Norris finiti davanti a lui. Il pilota britannico è autore di una buona partenza, ma anche l'australiano ha un inizio gara e in 8 giri si porta 5° superando appunto Norris. Poi entrambi terranno un ottimo passo, correndo anche ravvicinati, con Lando che infine recupera un secondo pit-stop finendo 7° in scia a Ricciardo 6° sotto la bandiera a scacchi.

Strana strategia per Nico Hulkenberg, al quale fanno tirare fino al giro 27 le gomme hard del via, per poi mettergli le medie ma facendolo sostare nuovamente dopo 12 giri. Comunque il suo 9° posto finale completa una buona gara complessiva da parte di Renault. L'ultimo posto a punti viene invece deciso all'ultimo giro e pure dopo: Daniil Kvyat entra in curva 15 su Sergio Perez (ben risalito dal via in pitlane) e nella scordolata interna allarga venendo al contatto. Il sorpasso riesce, ma viene vanificato dalla direzione di gara che lo penalizza di 5 secondi (e 1 punto licenza), così che il messicano conclude 10° mentre il russo finisce dietro anche a Kimi Raikkonen 11° dopo una gran partenza in cui aveva guadagnato 6 posizioni.

Più staccati concludono Lance Stroll, Antonio Giovinazzi e Romain Grosjean, mentre Pierre Gasly non vede il traguardo dopo che da 8° il duello (anche lui) con Perez gli fa piegare una sospensione, cominciando a retrocedere a meno di 10 giri alla conclusione, fino al definitivo stop all'ultimo giro. Dietro di lui si classificano solo George Russell finito a 2 giri dai primi, oltre ai ritirati come Kevin Magnussen che a 3 giri alla fine resta quasi senza freni e Robert Kubica che si ferma ai box per una perdita idraulica, oltre ovviamente a Vettel.