Se a Hockenheim il podio era arrivato per una chiamata strategica, una scommessa lungimirante, a Interlagos Toro Rosso conquista un secondo posto che sa di premio per una competitività espressa nell’arco di tutto il week end del Gran Premio del Brasile. Da una qualifica in vista a una gara corsa saldamente da migliori degli altri, con margine sui rivali diretti di metà schieramento.

Merito a Pierre Gasly d’aver estratto tutto il potenziale della monoposto, merito alla Toro Rosso che si appresta a cambiare nome nel 2020, quando sarà AlphaTauri. A Faenza hanno già collezionato il maggior bottino di punti nella storia del team, 83 - grazie anche al piazzamento di Kvyat, 10° domenica - e sesto posto nel Costruttori, superando il risultato del 2015 di 67 punti. Oggi, il quinto posto è un sogno da accarezzare, 8 lunghezze dietro Renault con una gara ancora da correre.

Gasly e un 2019 ricostruito 

L’urlo liberatorio di Pierre Gasly via radio, dopo il traguardo, diventa lo sfogo su un 2019 difficilissimo in Red Bull, ricostruito passo passo dal ritorno in Toro Rosso, dove sarà anche il prossimo anno. Miglior risultato in carriera, per il pilota francese non ci sono dubbi: “È la giornata più bella della mia vita.

GP Brasile, l'analisi della gara: Honda super tra le safety car

Onestamente è incredibile, non so cosa dire, ho talmente tante emozioni dentro. Ho urlato alla radio, avevo così tanto dentro che dovevo liberarmi. Quando arrivi in Formula 1 ci sono tanti che ti aiutano per arrivare a raggiungere questo obiettivo, non puoi ringraziarli lungo il cammino e in quel momento ho volute ringraziare tutte le persone.

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Ringraziare specialmente Toro Rosso e Honda, che sono state fantastiche da quando sono tornato. Ho solo continuato a lavorare su me stesso, ho provato a spingere la squadra il più che potevo e sono stato attento a trarre il massimo dalle opportunità. Oggi la gara è andata nella nostra direzione, siamo stati competitivi e per tutto il week end la macchina è andata bene”.

Honda in volata

La volata sul traguardo ha messo in evidenza la competitività della power unit Honda nel tratto di maggior allungo e spinta, a resistere e allungare su Hamilton: Premevo il tasto overtake e vedevo la sua ala, pensavo: non passarmi sulla linea. Mi sarei arrabbiato se ci fosse riuscito.

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Con il podio a portata avevo un campione del mondo che mi spingeva al limite e ho provato a difendermi nel miglior modo, provando ad andare a tutta potenza, sperando che il motore desse ogni singolo cavallo.

Devo dire che Honda ha progredito a tal punto negli ultimi mesi, senza questi miglioramenti non sarebbe mai stato possibile mantenere il secondo posto su una Mercedes. È semplicemente folle, dobbiamo dire solo un grande complimenti e grazie a Honda, oggi”.

Toro Rosso solida prestazione

Un finale di corsa carico di episodi, a Interlagos, ha portato in paradiso il “midfield”. Gasly e Sainz, le due Alfa Romeo. E Toro Rosso a guidare il plotoncino di chi, solitamente, corre con il coltello tra i denti per una sesta/settima posizione.

“In gara gestivo il distacco dai piloti dietro e riuscivo a spingere bene. Anche all'inizio vedevo che Albon e Charles non scappavano troppo via e ho pensavo che la macchina stesse funzionando davvero bene.

Con tutte le safety car è stato un vediamo cosa accade, ho provato a stare lì e trarre il massimo dalla situazione”.