Il dietrofront sull’approccio alla pandemia di coronavirus Sars-Cov-2 è stato netto nel Regno Unito. Tardivo ma netto. Dalle teorie sullo sviluppo dell’immunità di gregge a più sagge misure di limitazione degli spostamenti a quelli strettamente essenziali, decise il 23 marzo. Nel Paese si contano 6.726 contagiati a ieri e dopo 21 giorni dall’accertamento del primo caso, decima nazione per numero di contagi registrati.

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Nella terra del motorsport, l’impatto sulle competizioni è enorme. Il primo provvedimento annunciato da Motorsport UK, ente di governo delle corse nel Regno Unito e autorità sportiva nazionale, di sospensione delle attività fino al 30 aprile ha registrato un ulteriore rinvio, dopo le comunicazioni del primo ministro Boris Johnson.

Stop alla concessione dei permessi per organizzare competizioni motoristiche fino al 30 giugno. Ed è un orizzonte vicino a date critiche, su tutte il Gran Premio di Formula 1 a Silverstone, in programma il 19 luglio, sul quale nei giorni scorsi era toccato al direttore generale Stuart Pringle muoversi con cautela su quello che sarebbe stato lo svolgimento del Gran Premio secondo il calendario originario.

Dave Richards, scelta responsabile

“Motorsport UK ha un ruolo vitale da svolgere con la propria comunità nel rafforzare, in questa fase di emergenza nazionale, il dovere di stare a casa e giocare la nostra parte nel proteggere il NHS (il sistema sanitario inglese; ndr) e in definitiva nel salvare vite.

Oggi (ieri, 23 marzo; ndr) il governo ha richiesto un periodo di chiusura di 3 settimane, tuttavia, considerato come le persone più vulnerabili della nostra società dovranno restare isolate per 3 mesi, è evidente come l’azione più responsabile da seguire era proporre un periodo di sospensione più lungo del nostro sport”, ha spiegato David Richards, presidente dell’organo di governo del motorsport inglese.

Il tema, centrale non solo nel Regno Unito ma in tutti i Paesi colpiti dal coronavirus, diventa stabilire un orizzonte di tempo nel quale sarà consentito tornare a grandi assembramenti in pubblico, certi di non correre più rischi di un possibile riemergere del contagio del virus. Un lasso di tempo che sia sufficientemente sicuro.

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“Quando torneremo a riflettere su questi tempi, si tratterà di una breve ma vitale interruzione della nostra vita quotidiana nel motorsport e dobbiamo porre tutto ciò in prospettiva. È il tempo dell’unità nazionale e dobbiamo riunirci con la più ampia comunità pubblica per fare tutto ciò che possiamo a supporto di questa battaglia e, in definitiva, salvare vite”.

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