Il mondo ripartiva, piano piano. Gli strascichi della Seconda Guerra Mondiale si sentivano ancora, in tutti gli aspetti della vita. Tante città ancora sotto le ceneri del conflitto, edifici in rovina, un'economia lenta ed una situazione socialmente difficile. Eppure c'era voglia di ripartire, e l'automobilismo era come una sorta di evasione. Il peggio era alle spalle, restava solo da guardare avanti con un pizzico di fiducia.

Sondaggio: chi per il dopo Vettel?

A Silverstone si apre il sipario

Era il 13 maggio 1950, esattamente 70 anni fa, quando nella contea del Northamptonshire, sul tracciato di Silverstone, unendo i rettilinei che fino a pochi anni prima erano serviti ai decolli ed agli atterraggi della RAF, la Formula 1 vedeva la luce. Di fronte ad una giovanissima Elisabetta II, all'epoca ancora principessa ed erede al trono di suo padre, re Giorgio VI, la F1 consumava i primi metri di asfalto della sua storia. Si dice si scelse "formula" per indicare le regole che stavano alla base del nascente campionato mondiale. Le regole tecniche e sportive erano sostanzialmente quelle precedenti alla guerra all'epoca dei cosiddetti "Gran Prix", eventi a 4 ruote che già dilettavano il pubblico prima del periodo bellico. Le corse più famose dell'epoca dei Gran Prix vennero raggruppate in un unico campionato, che serviva al mondo dell'automobile per ripartire di slancio. Era un sabato e la corsa fu vinta dall'Alfa Romeo di Nino Farina, con il tricolore subito a fare la voce grossa in quello che diventerà il Circus. Non c'era la Ferrari, pronta a debuttare al successivo Gp di Montecarlo. 

Charles ringrazia Seb

AQL'essenza delle corse

La F1 di oggi sostanzialmente non ha niente a che vedere con quella di allora. Di un automobilismo rudimentale è rimasto ben poco, con monoposto all'avanguardia, strutture eccellenti a fare da contorno alla sfida in pista, piloti e squadre il cui livello di preparazione è ben superiore a quello di sette decenni fa. Una cosa però è rimasta, o almeno lo speriamo: l'essenza. Il brivido di vedere due piloti sfidarsi al limite, sfiorarsi e magari toccarsi pure. Lo spingere una monoposto al massimo delle sue possibilità, cercando di arrivare per primi sotto la bandiera a scacchi. Un volante, quattro ruote, un motore e magari un degno avversario da sfidare: quel che serve per innamorarci ancora è tutto qui. Buon compleanno, Formula 1.

Vettel, cinque anni tra croce e delizia