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Formula Uomo


Nel giorno in cui gli uomini sono tornati a contare più delle macchine, ci siamo divertiti. Era un mantra di Bernie Ecclestone: “Bagniamo artificialmente le piste”. Da un punto di vista dello spettacolo era un suggerimento ineccepibile, da quello sportivo, a fatica gli dovevano ricordare che la F1 è innanzitutto uno sport, non un circo od un wrestling. Però, quando piove, il divertimento è assicurato. Soprattutto con queste Pirelli, nelle versioni da bagnato estremo ed intermedie: funzionano in condizioni talmente particolari, che in qualifica abbiamo assistito a distacchi ciclistici piuttosto che da F1. Una Mercedes a quasi 5 secondi: chi l'ha mai vista una cosa del genere? Questione di alchimie tecniche, tra aerodinamica, meccanica e via discorrendo, tutta roba da ingegneri che, va detto, a volte con queste gomme non ci capiscono niente nemmeno loro. Ma ci hanno capito i piloti, se non tutti, almeno i più bravi della domenica turca. Abbiamo visto più gare all'interno della stessa corsa: gente che andava male con le extreme wet, altri che non hanno capito le intermedie, altri ancora che non ci hanno capito proprio niente, senza voler offendere Valtteri Bottas. E' stata Formula Uomo perché manico e sensibilità di guida l'hanno fatta da padroni più della pura velocità: se non fosse stato così, avrebbe vinto Verstappen. Hamilton e Perez hanno avuto l'intuito di capire che, pur con qualche rischio, si sarebbe potuti andare fino in fondo con un solo set di intermedie, Vettel, nel giorno della redenzione, ci ha messo tutta l'esperienza di questo mondo, anche nel finale. Leclerc ha sbagliato, ma imparerà. Ed imparerà anche il povero Stroll. Chissà invece che dirà l'azienda che ha riasfaltato l'Istanbul Park: hanno combinato un disastro, ma senza volerlo ci hanno regalato una delle gare più belle dell'anno. Questione di uomini, anche in questo caso.

Lewis, un fiume in piena dopo il traguardo

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