Per Lewis Hamilton comincia un anno che potrebbe proiettarlo nell'Olimpo, laddove nessuno si è mai spinto: l'ottavo titolo mondiale. La caccia comincia da Sakhir, con un GP del Bahrain che alla vigilia parla di una Mercedes non perfetta dopo i test ma comunque sempre molto temibile.

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La Mercedes è pronta

Lewis ha chiarito subito di aspettarsi una stagione più complicata: "Credo che siamo nelle migliori condizioni, considerando che abbiamo avuto solo tre giorni di test. Abbiamo analizzato molto approfonditamente i dati, come ogni team, cercando di analizzarli e classificarli nel modo giusto. Vengo qui ottimista, è un'incognita sapere chi sarà il nostro primo rivale, molti team si sono dimostrati forti, in generale penso che sarà più dura rispetto all'anno scorso. Problemi nei test? Abbiamo cercato di capire, quantificare il problema non è giusto, siamo solo all'inizio. Tutti hanno lavorato 24 ore al giorno per cercare di correggere i problemi che normalmente si verificano su ogni macchina nuova. Ho piena fiducia sul fatto che abbiano fatto il meglio in assoluto. Sarà una fatica continua per tentare di portare la macchina al livello che vogliamo".

I miei desideri

Se un genio della lampada gli concedesse tre desideri, l'inglese ha spiegato che le sue richieste sarebbero tutte per il prossimo: "Se devo essere sincero ho la fortuna di avere più o meno tutto ciò che ho sempre desiderato, per cui chiederei qualcosa per gli altri. Non voglio essere pesante, ma per prima cosa chiederei l'uguaglianza, tutti devono essere uguali ed avere gli stessi diritti. Poi nessuno dovrebbe avere fame, c'è cibo a sufficienza per sfamare tutti. Terzo desiderio direi salvare il mondo dal problema climatico, chiederei al genio di guarire il mondo".

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I diritti umani in Bahrain

Lo scorso anno Hamilton aveva detto che gli sarebbe piaciuto parlare con il principe del Bahrain per il rispetto dei diritti umani, incontro saltato causa Covid. A riguardo, il pilota Mercedes ha spiegato di aver ricevuto delle lettere: "Ho ricevuto delle lettere l'anno scorso, è stato un peso sul mio cuore, era la prima volta che mi succedeva. Negli ultimi mesi mi sono preso del tempo per istruirmi sulla questione, perché in questi anni non ero consapevole di tutto ciò che riguarda il problema dei diritti umani, ho parlato con esperti legali sui diritti umani. Ho parlato con delle organizzazioni come Amnesty International, con l'ambasciatore del Regno Unito qui in Bahrain ed anche con dei dirigenti dello Stato bahrainita. Penso che fin qui siano stati fatti pochi passi, ma ciò è avvenuto privatamente e non mi voglio sbilanciare per non comprometterne i progressi. Sono impegnato per cercare di aiutare nel miglior modo possibile".

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Ancora in ginocchio

In conclusione, Hamilton ha spiegato che continuerà ad inginocchiarsi: "Continuerò a farlo, non posso ignorare che l'anno scorso sia stato molto pesante per me, invecchiando si comprende di più, ma credo sia stato un anno di apprendimento un po' per tutti. C'è stata più discussione, personalmente ho seguito più documentare e letto di più, cercando di istruirmi su quanto accade nel mondo ed ho proseguito anche nel corso dell'inverno. Sicuramente mi ha dato energia e responsabilità non restare in silenzio, come vorrebbe qualcuno, a livello personale è stato importante inginocchiarmi per far sapere alla comunità afroamericana che io li ascolto, li sento e sono dalla loro parte. Ci sono tanti problemi da affrontare, voglio dare il mio contributo. Abbiamo sfruttato questa straordinaria piattaforma che è la F1, ed è bello vedere i passi che hanno fatto la F1 stessa e la Mercedes per fornire a questo sport più inclusione. Credo sia molto importante, quei bambini e quei giovani che ci vedono inginocchiarci magari chiedono ai loro genitori o insegnanti perché lo facciamo, e questo può portare a delle discussioni costruttive. E' una battaglia ancora non vinta che continuerà per tanto tempo, ne sono convinto. Questo è il momento giusto per dare inizio ad una discussione salutare. Non sono io a scegliere dove andiamo a correre, se devo riflettere sulla posizione molto potente in termini di responsabilità che abbiamo devo dire che i diritti umani non dovrebbero essere un problema politico, tutti meritiamo gli stessi diritti. I problemi ci sono in tutto il mondo, non dobbiamo andare nei vsri paesi ignorando tutto ciò che vi succede".

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