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A piedi nudi nel Parco

Le ultime interviste del fine settimana, dopo la cerimonia del podio, Daniel Ricciardo le ha fatte scalzo, senza scarpe. Quelle le aveva sacrificate per lo shoey, la sua orrenda mania di bere e di far bere i compagni del podio dalle sue scarpe. Un gesto che Norris ha fatto per cortesia, disgustato, aggiungendo che era la prima e l'ultima volta in vita sua. Ma al Daniel Ricciardo del Parco di Monza tutto si può perdonare dopo una corsa che chiude un cerchio, per lui e per la McLaren. Daniel non vinceva da più di tre anni, GP di Monaco 2018, mentre la sua squadra non lo faceva da quasi nove, ovvero da Interlagos 2012 (8 anni, 9 mesi e 18 giorni). Nel mezzo un abisso di tempo, il periodo più lungo senza vittorie per il team di Woking e per una squadra in generale. La traversata nel deserto però è finita ed è il coronamento di una rincorsa per un team che solamente tre stagioni fa sembrava completamente allo sbando, abbandonato pure da Fernando Alonso. Quando un campione del genere lascia, quella squadra perde appetibilità e credibilità di fronte alla concorrenza, e soprattutto di fronte a possibili “acquisti” di personale. Invece Zak Brown ha fatto le scelte giuste, e la vittoria di ieri è stata la vittoria non solo di Daniel Ricciardo, ma anche quella di Brown stesso, di Lando Norris, di Andreas Seidl, di James Key, di Andrea Stella ed in un certo senso pure quella di Carlos Sainz, che insieme a Lando è stato il perno per ricostruire, in pista, il morale di Woking a suon di risultati. Key, sui tavoli da disegni, a partire dal 2019 ha rotto con il passato sviluppando idee e concetti vincenti, Seidl invece ha completamente riorganizzato le metodologie di lavoro, creando quell'unità di intenti che ha trovato l'apice nel rapporto di amicizia tra Sainz e Norris. E Ricciardo si è ritrovato una squadra già ben amalgamata tra le mani, quella squadra che, secondo lui, gli dava molte più garanzie in chiave 2022 rispetto ai francesi dell'ex Renault, oggi Alpine. Le difficoltà dell'australiano erano legate soprattutto alla macchina, perché al volante gli mancavano automatismi non ancora fatti suoi: non è detto che li abbia assimilati tutti quanti, ma almeno a Monza è stato impeccabile. Dopo una buona partenza nella Sprint Qualifying, ha fatto altrettanto alla domenica dopo aver promesso battaglia a Verstappen, e così è stato: Max aveva più da perdere, se c'era qualcuno che doveva alzare il piede quello sarebbe stato lui. E una volta davanti, con quella McLaren c'era poco da fare: dopo essere stata per anni il fanalino di coda nelle velocità di punta nelle stagioni con la Honda, negli ultimi due campionati le macchine color papaya sono diventate missili in rettilineo, soprattutto quest'anno con la Pu Mercedes, ma garantendo sempre buoni livelli di carico, senza pagare eccessivamente sul dritto. Il segreto è stato non avere lacune in alcuna area: è così che si torna a vincere.

Ricciardo: "Facevo solo finta di andare piano, ma a Monza mi sono scatenato!"

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