Non manca occasione per essere provocatorio, lontanissimo dal politically correct e libero di dire il proprio pensiero senza filtri, Helmut Marko.

È stata la prima persona con la quale Max Verstappen ha parlato dopo l'incidente alla prima variante, a Monza. La gestualità delle mani e del volto come a voler dire "ovvio che capitasse, non ha lasciato spazio!". 

Dell'incidente tra Verstappen e Hamilton restano immagini a effetto, un episodio che si è risolto al meglio ma dal potenziale drammatico altissimo. Per fortuna c'è l'Halo a offrire una protezione alla testa dei piloti; nonostante la struttura in titanio, la ruota posteriore destra della Red Bull ha toccato il casco di Hamilton, arrivando a rompere l'appendice aerodinamica che i piloti adottano nella zona posteriore della calotta. 

Incidente di gara, poi lo show ad arte

Hamilton se l'è cavata con un indolenzimento al collo, nulla di particolarmente grave. Eppure, Helmut Marko contesta quanto accaduto nel dopogara. 

"Quel che mi ha infastidito maggiormente è stato il nostro pit-stop lento. È stata l'unica ragione per la quale Hamilton è arrivato vicino a Verstappen. Si è trattato di un normale incidente di gara, tutte le storie intorno sono tirate per i capelli da Mercedes.

L'editoriale del direttore: Monza vissuta come Tempio della voracità

Verstappen si era già ritirato quando Hamilton ha messo la retro e ha provato a uscire dalla ghiaia. L'auto medica l'ha visto ed è entrata. Poi c'è stato lo spettacolo messo su, del povero Hamilton improvvisamente infortunato eccetera", dice agli austriaci di OE24.

Perlomeno sull'Halo ha un parere positivo, il dispositivo ha evitato conseguenze peggiori: "Sebbene fossi scettico all'inizio, devo ammettere che, come nell'incidente di Grosjean, l'Halo è stato decisivo nel garantire che le cose si risolvessero così bene".