GP Turchia: il fine settimana in 5 punti

GP Turchia: il fine settimana in 5 punti© Getty Images

Gara senza ritirati ad Istanbul ma ricca di spunti: Bottas torna al successo dopo oltre un anno aiutando la Mercedes in entrambe le classifiche, mentre la Red Bull limita i danni e la Ferrari sogna prima di doversi accontentare

Matteo Novembrini

11 ottobre

Non solo cavalli per il Cavallino

Che la nuova power unit sia stata promossa non c'è neanche bisogno di starlo a sottolineare. Lo aveva dimostrato Leclerc in Russia, lo ha confermato Sainz in Turchia, con Mattia Binotto pronto in entrambi i casi a rimarcare i passi avanti. La nuova versione dell'ibrido aiuta nella gestione delle temperature e dal punto di vista energetico, riuscendo a fornire più potenza supplementare ed a distrubuirla per più tempo. Anche per questo, le due rimonte dei piloti negli ultimi due GP sono state buone, con prestazioni in entrambi i casi molto positive. Avere una maggior disponibilità sul dritto è un fattore che aiuta eccome, ed è un qualcosa che va ad “allungare” la coperta di una SF21 che, ricordiamo, parte dalla base della disastrosa SF1000: quella era una coperta cortissima, la SF21 prima versione si era rivelata una coperta un più estesa e con la nuova versione della Pu lo è anche di più. Questo non basta ancora per prendere i primi della classe, e non basterà da qui alla fine dell'anno: ma intanto c'è la sensazione che adesso ci sia un'arma in più per andare a prendere una McLaren avanti in classifica di 7,5 punti. Ma il motore non è stato l'unico elemento ad aiutare il Cavallino ad Istanbul: le buone prestazioni della Rossa non sono riconducili alla sola unità motrice, perché come è noto sul bagnato si sta meno sul gas e l'importanza della Pu si riduce. La SF21 ad Istanbul ha sorpreso laddove ci si poteva aspettare avrebbe sofferto di più, cioè nella gestione delle anteriori. In un venerdì in cui quasi tutti avevano sofferto di sottosterzo, la Rossa si è mossa bene alla ricerca di un assetto per niente facile da trovare in Turchia (le squadre si erano preparate immaginando un tracciato con uno scarso livello di aderenza, cosa che invece non si è verificata dopo i trattatamenti subiti dall'asfalto), lavorando a fondo proprio sull'asse anteriore. Sainz in particolare si è concentrato su questo tipo di lavoro, effettuando un solo tentativo con poca benzina ad inizio FP2 per poi concentrarsi sul passo gara per tutta la sessione. Lo stint dello spagnolo era stato lunghissimo e molto incoraggiante, con tempi ottimi e con ben poca usura; in più lo spagnolo è andato in gara con un assetto aerodinamicamente un po' più carico rispetto al compagno di squadra, protagonista di un capolavoro considerando che con quella scelta aerodinamica avrebbe dovuto soffrire di più sulla pista umida della domenica. In sostanza, la Ferrari in Turchia ha trovato la chiave per far funzionare tutta la macchina, senza soffrire i soliti problemi all'avantreno (che, ripetiamo, avrebbero dovuto essere accentuati in una condizione di sottosterzo diffuso): merito dell'essere riusciti a trasferire alle gomme la giusta energia, complice una macchina ben bilanciata che ha sfruttato fino in fondo le condizioni esterne. Complessivamente la squadra ha lavorato molto bene nella messa a punto ed anche nelle scelte tattiche del sabato, mandando in pista Sainz in Q2 al solo scopo di dare una scia a Leclerc; è andata peggio domenica, tra una sosta troppo lunga con Sainz (8”1, colpa anche del traffico in corsia box) ed una scelta che non ha pagato con Leclerc, desideroso come il team di porre fine ad un digiuno che va avanti da due anni.

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