GP Abu Dhabi 2014: Hamilton, quella notte che può ancora ispirarlo

GP Abu Dhabi 2014: Hamilton, quella notte che può ancora ispirarlo© lapresse

Sette anni fa Lewis Hamilton vinceva ad Abu Dhabi ed apriva di fatto l'era sua e della Mercedes, con l'inglese che da allora ha perso solo in un'occasione contro il rivale di quei giorni, Nico Rosberg; oggi invece l'antagonista si chiama Max Verstappen

Matteo Novembrini

9 giorni fa

Quel giro con la bandiera dell'Union Jack sotto le luci artificiali di Abu Dhabi, fu l'ultimo scatto di una stagione tesa, combattuta, stressante. Ma dopo una battaglia infinita Lewis Hamilton vinse, piegando la resistenza del vecchio amico Nico Rosberg, di fatto battuto già molti giri prima della bandiera a scacchi. Dopo il guasto al sistema di recupero, Nico aveva alzato bandiera bianca, scegliendo di proseguire fino alla fine per il puro gusto di farlo, solo per godersi gli ultimi giri a bordo di una Mercedes W05 dominatrice dell'intera stagione. Lewis, invece, si apprestava a diventare Re Luigi II, sei anni dopo il primo titolo mondiale.

Da Nico a Max

Da quel giorno ha vinto praticamente tutto, ha arricchito il conto in banca, ha riscritto tutto il libro dei record e, per gli amanti del gossip, è passato da essere fidanzato a single. Era il 23 novembre 2014 e, di fatto, si apriva l'era targata Lewis Hamilton. Vero, il 44 aveva già vinto un titolo: ma sei stagioni dopo l'alloro iridato con la McLaren sembrava roba vecchia, un passato sin troppo lontano per uno che, per quanto fatto vedere nelle sue prime sette stagioni in Formula 1, di titoli ne aveva vinti meno del previsto. Aveva dovuto attendere che i regolamenti ponessero fine al dominio Red Bull e pazientare fino a quando la Mercedes, dopo un anno di purgatorio (il 2013, l'ultimo con i V8 aspirati in pista), gli regalasse il gioiello che gli aveva promesso due anni prima, quando Niki Lauda lo convinse a scegliere la casa della Stella per andare all'assalto di altri titoli mondiali. Sembrava una follia, in quel 2012, lasciare la McLaren per scegliere la Mercedes orfana di Schumi: ed invece aveva ragione lui. Nuovi stimoli, una nuova casa al posto di quella McLaren in cui, senza Ron Dennis, non si era più sentito in famiglia come una volta; e gli sembrava pure una figata andare a correre nello stesso box di Nico Rosberg, l'amichetto con cui aveva condiviso battaglie e vacanze nelle categorie propedeutiche prima di scoprire che condividere lo stesso box in F1, con Nico, non era esattamente una passeggiata. Se lo ricordava diverso Lewis, che lo aveva quasi sempre battuto; ed invece il Rosberg che si ritrovò in quell'anno era un Rosberg affamato quanto lui. Non mancarono gli attriti, non mancò lo scontro in pista: ci furono e ci sarebbero stati ancora nelle due stagioni successive. Ma allo Yas Marina non ci fu storia: Lewis brucia Nico dalla pole e si invola, il tedesco prova a seguire fino a poco prima di metà gara, quando la sua macchina inizia a perdere prestazione. Sipario.
C'era papà Anthony, c'era suo fratello Nicholas, c'era Nicole Scherzinger, la cantante con cui, tra un tira e molla e l'altro, stava pensando di mettere su famiglia negli ultimi sei anni. C'era lei, ad Interlagos 2008; e c'era lei pure ad Abu Dhabi 2014. Non ci sarebbe più stata in tutti i capitoli successivi.

Quante cose sono cambiate

Questo anche perché l'Hamilton di oggi non è l'Hamilton di allora. E' cambiato, sotto tanti punti di vista. Vincere aiuta a vincere, una verità sacrosanta. E continuando a mietere successi, oggi Lewis Hamilton ha la serenità di chi si trova di fronte ad un'altra sfida, la più dura da cinque anni a questa parte. Senza nulla togliere alla Ferrari, che nel biennio 2017-2018 ha saputo dare un po' di fastidio senza mai arrivare ad essere una presenza così ingombrante nella strada tra Lewis ed il titolo di fine anno. Sì, a pensarci sono cambiate tante cose. Il rivale, rispetto a sette anni fa, non è più in casa: oggi c'è un Verstappen che allora non aveva ancora debuttato in F1: lo avrebbe fatto qualche mese dopo, nel marzo 2015. C'era sempre un Fernando Alonso che impressionava, su macchine sempre inferiori alla concorrenza: quella volta per Nando era l'ultima apparizione sulla Ferrari, e senza saperlo era già cominciata la sua assenza sul podio che si sarebbe conclusa solo domenica scorsa (7 anni, 3 mesi, 25 giorni: non la più lunga in assoluto in termini di tempo, ma la più lunga come numero di GP, ben 146). Sono cambiate anche le macchine, pure la sua, a cominciare dalla vernice: oggi Lewis guida una Freccia tutta nera, una scelta cromatica voluta dalla Mercedes per supportare il suo campione nella lotta contro le disuguaglianze. Già, questa è un'altra novità: allora Lewis sembrava un rapper che di hobby aveva scelto di correre in macchina, sembrava uno che aveva molta voglia di divertirsi tra un tatuaggio e l'altro senza darsi troppi pensieri; oggi invece si preoccupa, fa annunci, invita alla solidarietà ed alla salute in tempi di pandemia, spendendosi con progetti socio-culturali di spessore. Ah, non aveva ancora il vizio di dire su ogni circuito "Siete il miglior pubblico del mondo". Troppo politicamente corretto? Beh, nessuno è perfetto.

E se fosse ancora Abu Dhabi?

Sette anni dopo, quella notte può ancora ispirarlo. Da allora ha perso solamente una volta, nel 2016, contro lo stesso Rosberg che dopo l'impresa scelse di dire basta due metri dopo la linea del traguardo dell'ultimo GP. Pure quella sconfitta, l'unica in un mare di vittorie, è stata salutare: senza di quella, forse, non avrebbe vinto così tanto. E quella lezione, a 36 anni d'età (37 tra due mesi), fa ancora comodo: ha imparato ad essere cattivo, a stringere i denti, a guardare il lato positivo nelle difficoltà e nonostante le difficoltà. Max Verstappen è un osso duro, la Red Bull una grande squadra da battere; ma Lewis è Lewis e la Mercedes, da quella sera di Abu Dhabi, ancora non ha conosciuto la parola 'sconfitta'. Chissà che sette anni dopo, di nuovo in una notte negli Emirati Arabi, possa scrivere l'ennesima impresa.

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