La Ferrari, la sicurezza, il futuro della Formula 1. Sebastian Vettel parla da Torino, alla FIA Sport Conference 2016. Arriva dal secondo posto di Baku, buono per i punti incamerati, un po' meno per il distacco registrato dalla Mercedes nel week end. Quanto sarà frutto del singolo episodio, di una pista ostica, lo scopriremo in Austria, augurandoci di ritrovare una Ferrari formato-Canada. Flavio Briatore ha suggerito interventi radicali alla Rossa, già sperimentati in altra epoca e risultati fallimentari. Per Sebastian, il percorso intrapreso a Maranello è quello giusto: «Abbiamo ancora una lunga strada da fare, quando arrivai stavano cambiando tante cose, perciò è necessario ancora del tempo, ma non ci possiamo permettere di prenderlo. Abbiamo obiettivi molto, molto ambiziosi e ovviamente una grande competizione, ma in definitiva vogliamo dimostrare che siamo i migliori, vogliamo vincere».

Nel 2015, alla vigilia dell'Austria, il bottino segnava già una vittoria, in Malesia, la seconda sarebbe arrivata prima della sosta estiva, in Ungheria. Oggi, invece, è una Ferrari ancora a secco, ma che abbia innalzato nettamente il livello della propria competitività è innegabile, pur con alcuni passaggi a vuoto, problemi di affidabilità e difficoltà nel far funzionare al meglio l'intero pacchetto: «E' ovvio che dopo una grande stagione come lo scorso anno, chiusa al secondo posto nel mondiale Costruttori, vogliamo salire un altro gradino già quest'anno. Al momento ci manca ancora un po' di velocità qua e là, ma sta migliorando: la macchina ha un gran potenziale. L'intero progetto inizia a muoversi nella giusta direzione, sono fiducioso avremo un futuro radioso».

Ferrari più viola in Austria

Prestazioni a parte, Vettel si è pronunciato anche sulle critiche mosse da alcuni piloti alla sicurezza del tracciato di Baku, con vie di fuga limitate in diversi punti. Un passo indietro rispetto ai progressi compiuti negli standard durante gli anni? «Non sono d'accordo con le tante critiche fatte sulla pericolosità di Baku. La FIA e chi ha lavorato alla pista hanno fatto un lavoro dannatamente buono nel realizzare una pista in un posto che non era pensato per correre, ma è fantastico, spettacolare e c'è molto poco spazio per commettere errori. E' questo che rende le corse così emozionanti e ritengo che sia quel che le ha rese eccitanti in passato e continuerà a farlo per il futuro».

Sul concetto di pericolosità intrinseca alla Formula 1 si è discusso a lungo recentemente a proposito dell'introduzione del sistema di protezione Halo nel 2017. Favorevoli e contrari a confrontarsi. E' una componente di fatto irrinunciabile, quella del pericolo, per la miscela di una F1 perfetta: «Gli ingrediendi della passione, della velocità, il pericolo e il rumore sono molto importanti. Al contempo vogliamo rendere lo sport più sicuro, non possiamo chiudere gli occhi se capitano cose brutte e dobbiamo reagire.  Abbiamo imparato negli ultimi anni e continuiamo a farlo, è il giusto approccio. Per quanto può sembrare errato a prima vista, credo però che lo sport per certi versi deve restare pericoloso, perché è quel che attrae le persone. Se si perde quest'elemento, la gente non percepisce più che si tratta di qualcosa oltre la loro portata o fuori dal mondo, e diventa meno emozionante»

L'Halo, le gomme, l'aerodinamica più efficace, monoposto più larghe: il prossimo anno cambieranno tante cose in Formula 1 e assisteremo a un'escalation velocistica quantificata in 3" al giro rispetto alle attuali prestazioni: «Si deve mettere insieme un pacchetto nel modo giusto e stanno provando a farlo. I regolamenti del prossimo anno dovrebbero essere un passo in avanti almeno per noi piloti, è sempre grandioso quando riusciamo ad andare più veloci e in questo senso faremo un passo avanti»

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