Sedici affermazioni in tutto, la prima con il "Cabezon" Gonzales, luglio 1951, l'ultima firmata Alonso, correva il 2011. E' il bottino di successi che può vantare la Ferrari sul circuito di casa per gran parte della concorrenza: Silverstone. Quell'area di pochi chilometri nella quale si concentrano le basi delle scuderie, là dove Flavio Briatore ha suggerito di recente l'installazione di un'antenna tecnologica per la scuderia di Maranello. Antenne che in passato hanno avuto pessima ricezione, volendo continuare con la terminologia da telecomunicazioni.

Domenica la Rossa ripartirà da Silverstone, con il podio di Spielberg in tasca e un ritiro che ha lasciato l'amaro in bocca per quel che sarebbe potuto essere con Vettel. Troveranno un circuito aggressivo sulle coperture, con degrado e consumo elevati. I migliori ricordi per Kimi Raikkonen sono quelli risalenti al 2007, sulla vecchia configurazione che il finlandese ammette di preferire: «Era più scorrevole e più completo, come avrebbe dovuto essere. Anche quello nuovo non è male, consente più sorpassi, ma se potessi scegliere tornerei al disegno originale.

Il nuovo tracciato è veloce, ci sono alcune curve lente, ma la vecchia pista era più scorrevole, mentre adesso la parte nuova non lo è altrettanto. In passato qui ho fatto delle belle gare, sono salito diverse volte sul podio. Mi piace questo circuito, speriamo di vincere ancora», racconta Kimi. 

Una "vecchia Silverstone" vissuta da tecnico e dall'altra parte della pista da David Greenwood, ingegnere di Raikkonen: «E’ uno dei primi circuiti dove sono stato da piccolo e ho assistito come spettatore. Allora il tracciato era molto diverso, della vecchia pista le curve preferite erano la Abbey ma anche la Bridge.

Il tracciato oggi è cambiato in maniera considerevole e l’aggiunta del Wellington Straight lo ha reso più lungo, ma conserva molte delle vecchie caratteristiche e richiede ancora una buona efficienza aerodinamica».

Sterzi a parte, Nico e Lewis? Lasciateli litigare

Greenwood che anticipa anche quello che potrebbe essere il quadro strategico. Oltre al condizionamento della pioggia sulle tattiche di gara, il circuito scarica sulle coperture notevoli sollecitazioni nei trasferimenti di carico trasversali, soprattutto, dettaglio che potrebbe lasciare più opzioni alle scuderie, tra chi soffrirà maggiormente degrado e usura e chi, invece, riuscirà a controllarli al meglio: «Negli ultimi anni la pista mette più alla prova le gomme posteriori piuttosto che le anteriori e, in generale, l’usura è abbastanza bilanciata tra i quattro pneumatici. Per questo motivo la strategia diventa interessante. Di solito è possibile vedere un mix di soste, da una a due soste e, se il degrado è molto elevato se ne possono vedere anche tre.

Anche il meteo può svolgere un ruolo interessante, lo abbiamo visto lo scorso anno a metà gara, vedremo cosa accadrà quest’anno…»