di Riccardo Piergentili MILANO – Più o meno tutto si può comprare, perché più o meno tutto ha un prezzo. Però c'è una merce molto rara che si può accumulare nel tempo solo se si lavora bene e solo diventando degli opinion leader. Si tratta dell'autorevolezza, che garantisce credibilità. Solo chi è autorevole può rapportarsi con coloro che nella vita hanno costruito qualcosa di importante o realizzato imprese che saranno ricordate negli anni. La cinquantesima edizione dei Caschi d'Oro di Autosprint ha spiegato che nell'universo sconfinato del mondo auto esiste una realtà editoriale rispettata da coloro che, in pista e nelle stanze dei bottoni, hanno costruito un pezzo della storia delle corse. Gli attori protagonisti che hanno rispetto di chi ha narrato le loro gesta, senza timore di raccontare la verità, a volte scomoda. Così, ai Caschi d'Oro di Autosprint si è assistito ad una sfilata di personaggi di altissimo livello, da Luca Cordero di Montezemolo, il quale ha spiegato cosa pensa sulla F1 di oggi, a Mario Andretti, l'eroe dei due mondi, l'uomo che è stato capace di vincere sia il mondiale di F1, sia la 500 Miglia di Indianapolis. Un susseguirsi di emozioni, iniziate con la proiezione di un video che ha mostrato la consegna del premio a Lewis Hamilton, che ha dichiarato. “Il Casco d'Oro è un riconoscimento prestigioso e sono orgoglioso di averlo ricevuto. Auguro il meglio a tutti i miei fans e voglio dirgli... pensate in grande e sognate, sempre”. Come sempre, c'è stato spazio per i campioni più famosi ma anche per coloro che hanno lottato e vinto nelle categorie meno note. Riconoscimenti importanti, che dimostrano il rispetto per i piloti. Tutti rischiano, tutti si sacrificano e tutti, dopo avere vinto, hanno diritto al loro momento di gloria, uomini e donne. Già, le donne. Ce n'erano addirittura due: Michela Cerruti, che ha scherzato con Luca Cordero di Montezemolo sulla presenza delle donne in F1 e ha raccontato quanto bello ed emozionante sia gareggiare sul vecchio Nürburgring, e Valentina Albanese, avvocato, pilota, istruttrice di guida; forte come è più di molti colleghi maschi. La serata è stata inoltre la giusta occasione per ricordare le gesta di un campione come Carlos Sainz, una leggenda dei rally. Le sue brevi risposte hanno spiegato il suo carattere e hanno fatto capire che in lui ci sono ancora la voglia di competere e di mettersi in gioco “La Dakar non è una gara che può essere fatta così, tanto per correre.  - ha commentato - Va preparata bene, soprattutto se vuoi arrivare in fondo, davanti a tutti”. Poi, un commento sul rapporto col figlio Carlos Jr che corre in F1 col team Toro Rosso: “In non vado al box a vedere mio figlio. Resto in zone più tranquille. Sono uno spettatore. Lui deve fare la sua strada”. Da un campione del volante a un manager di un'azienda che rappresenta un riferimento del racing, la Pirelli, fornitore unico nel mondiale di F1. Marco Troncheti Provera, amministratore delegato di Pirelli, il quale ha spiegato che La F1 è sempre estremamente competitiva. Quando c'è un problema è facile scaricare la colpa sulle gomme. Però abbiamo fatto sempre squadra e la faremo per altri quattro anni. Sarà dura perché dovremo mettere a disposizione nuove mescole e poi cambieranno le dimensioni delle gomme ma ce la faremo”. Infine, un commento su Bernie Ecclestone: “Senza di lui non esisterebbe la F1. L'ha tenuta in vita. È un negoziatore terrificante. Batte i cinesi, i russi, tutti. Ed è estremamente simpatico!”. Dall'asfalto al rally, con Sandro Munari che ha raccontato un bellissimo aneddoto legato alle sue vittorie: “Le Case non investivano nelle corse per far divertire i piloti ma per avere un riscontro commerciale. Nel dicembre del 1971 la Lancia chiuse la linea di montaggio della Fulvia HF. 2500 operai persero il lavoro. A gennaio del 1972 vincemmo il Rally di Montecarlo. Con quella vittoria la Lancia ha riaprì la catena di montaggio, vendendo 50.000 vetture e tanti operai hanno tornarono a lavoro. Questo è uno dei più bei ricordi che conservo”. Simpatico, come sempre, Alessandro Nannini: “Con questa mano… io tengo il premio tu il microfono (rivolgendosi ai presentatori, Jimmy Ghione e Federica Masolin, ndr)! Gli anni più divertenti? Quelli del DTM. In Germania ci consideravano spaghettari, invece…”. E ancora, Emanuele Pirro da pilota a giudice dei piloti: “Oggi l'automobilismo si misura in millimetri. È cambiato. Qualche volta l'arbitro è cornuto… però ci sono tanti esempi che dimostrano che si possono vincere le battaglie senza commettere irregolarità, che i piloti condannano”. Senza dimenticare Vitantonio Liuzzi che ha parlato di futuro, cioè di Formula E: “È una Formula futuro, perché puoi correre a Mosca, vicino alla Piazza Rossa o nei centri delle città. È davvero particolare”. Piloti, ma anche personaggi dello spettacolo, come Linus. “Pensavo di restare in disparte, invece sono stato seduto vicino a Mario Andretti! Ho iniziato a leggere Autosprint nel gennaio 1972 e mi ricordo Munari e la F1 in Argentina. Dal gennaio 1972 a oggi... sono 44 anni. 2200 numeri. Partecipare ai Caschi d'Oro è stato come fare un salto nella mia adolescenza!”. Piloti, personaggi dello spettacolo ma anche una interessante parentesi manageriale, con Angelo Sticchi Damiani, Presidente di ACI Sport: “Stiamo puntando sui giovani, con quel programma avviato grazie anche a Michele Alboreto. Vogliamo dare ai giovani di talento le risorse per inseguire i loro sogni che sono anche i nostri. E ancora, Alberto Bombassei (il numero uno della Brembo), che ha raccontato le origini di un'azienda diventata un colosso industriale: “40 anni fa andai a bussare alla porta di Enzo Ferrari, che ci diede fiducia e una prima commessa nella F1. Quella giornata fu indimenticabile, fortunata ed aprì un ciclo. Dopo questa esperienza Ferrari abbiamo approcciato altri team con Brembo e AP racing, il nostro concorrente, che abbiamo acquisito. Oggi abbiamo il 95% del mercato F1”. Interessante anche la storia di José María López, campione del mondo WTCC, che ha sognato le ruote scoperte, trovando fortuna nelle ruote coperte: “Ho iniziato a correre in Italia. I miei nonni sono italiani, siculi. Ho vissuto in Italia sei anni e ho ricordi dell'Italia bellissimi. Non ho abbandonato le monoposto, semplicemente nel 2006 non ho fatto buoni risultati: troppi errori. Sono tornato in Argentina e ho trovato la passione per le turismo”. Prima del gran finale, il premio a un giovane di grande talento, Carlos Sainz jr: “È stato un anno positivo, nonostante alcuni brutti momenti e incidenti. Voglio dire che sono contento di essere in un team italiano e di guidare una monoposto equipaggiata col motore Ferrari”. La chiusura dei Caschi d'Oro 2015 è stata dedicata a uno dei più grandi piloti della storia, Mario Andretti, che, intervistato dal direttore Alberto Sabbatini, con un perfetto italiano, tanto carisma e la battuta giusta al momento giusto ha conquistato la platea: “Sono stato molto fortunato, anche perché ho potuto correre per circa 40 anni. Innanzitutto voglio fare i complimenti a tutti quelli che hanno ricevuto i Caschi di Autosprinti. Nel 1978 ne avevo vinto uno che l'allora direttore Marcello Sabbatini mi aveva promesso. Purtroppo non l'ho mai ricevuto ma Alberto… sai come sono le poste! Porto nel cuore le macchine che mi hanno fatto vincere delle gare e le piste dove ho vinto delle corse. Le vittorie non sono mai abbastanza. Guido ancora, una vettura Indy biposto, con la quale raggiungo la media delle 200 miglia orarie (circa 320 km/h... col passeggero, ndr). Sono fiero di essere qua ai Caschi d'Oro di Autosprint, che è la bibbia del Motorsport. Alberto, negli ultimi 50, tu non hai idea di quanti soldi ho speso per comprare Autosprint!.