Elio De Angelis, trent’anni dopo. Centotto Gran Premi, due vittorie, tre pole. I numeri paiono ricami bugiardi, dicono ma non spiegano. Annaspano, fanno fatica a giustificare il cuore e la stima che continuano a scaldarsi per il pilota romano, che in quel magico 1985, visto come l’anno di Alboreto e della Ferrari, dopo Monaco era in testa al Mondiale, proprio davanti a Michele. Da lì in poi, niente andò più bene. La sua Lotus, la politica, i delicati equilibri interni, la scelta d’andarsene e dove, l’arrivo in Brabham, la strana Bt55 e ciò che ne seguì, fino a quel maledetto giorno al Ricard. Un anno da incubo, a finale tragico. Da Montecarlo a Montecarlo. Nel 1985 leader del mondiale, nel 1986 inconsapevole e anonimo outsider, all’ultimo Gp della sua vita. No, maledizione. Non è giusto. E, trent’anni dopo, il senso d’indignata ribellione per questo destino echeggia e trasmuta - come se i sentimenti positivi fossero energie rinnovabili - in un immenso affetto e nella voglia di non dimenticare.

De Angelis era un bel pilota e un uomo buono. Così lo ricorda il fratello Roberto: «Ecco, se mio fratello fosse stato più freddo e calcolatore, avrebbe ottenuto di più, ma lui in fondo era un buono. Era un ragazzo generoso, allegro, tifava per la Roma e dalla carriera meritava tanto di più. È morto per un incidente in un test che non doveva spettare a lui, nel quale fu chiamato all’ultimo istante per sostituire Patrese. Era destino..»

L’ingegnere Mauro Forghieri ha due ricordi distinti di Elio DeAngelis, uno da pilota, l’altro, sorprendente e quasi inatteso, da improvviso ospite dei De Angelis, in un capodanno a Porto Cervo, in Sardegna: «Un incontro per caso, a capodanno, a casa De Angelis presso Porto Cervo. Finimmo per passare insieme la festa e scoprii una famiglia semplice, calda, col senso dell’accoglienza e tanti valori veri. Ecco, fu bellissimo, perché quell’ambiente spiegava esattamente il modo di essere di Elio, sicuramente di buona famiglia e allo stesso tempo verace e piacevole come persona. Uno dei pochi capaci di suonare un pianoforte e di spremere il meglio da una monoposto».

Jan Lammers è stato il primo compagno di squadra di Elio De Angelis in F.1, nel 1979, all’interno della Shadow: «Al tempo vivevo le cose con preoccupazione e concitazione, ma ripensandoci a ritroso non posso che apprezzare il suo spirito scanzonato, la sua capacità di sorridere anche quando le cose non andavano troppo bene e le tante risate fatte insieme a lui e a Jaime Manca».

Elio arriva alla Lotus per la stagione 1980, dove ad attenderlo è il confronto diretto con Mario Andretti. E proprio a “Piedone” tocca di ricordare quell’anata intensa ma sfortunata: «Con Elio De Angelis ho corso insieme nell’ultima mia stagione in Lotus. Si presentò sfoggiando due qualità importanti: era molto veloce in pista e nella vita si muoveva con la classe del grande signore, anche se aveva poco più che vent’anni».

Lo speciale completo  e l'ultima intervista a Elio De Angelis, in edicola da martedì 17 maggio nel nuovo numero di Autosprint.