Dicono che la prima volta non si dimentichi mai. Vero, però anche la seconda non scherza. Francesco Fenici, a distanza di un anno dal suo esordio nel motorsport e alla seconda partecipazione alla Porsche Sports Cup Suisse - la prima completa - ha vinto il campionato nella classe GT4 Clubsport, al volante di una 718 Cayman.

La stagione è stata una galoppata trionfale, sono i numeri a dimostrarlo: 9 vittorie, un secondo posto e titolo conquistato nell’ultimo appuntamento di Misano.

Con il pilota romano, ci siamo dati appuntamento a Vallelunga, per parlare non solo del campionato finito da poco, ma anche per conoscerlo meglio. Le foto che raccontano le vittorie, mostrano il lato bello, i sorrisi, gli abbracci e le coppe, ma non mostrano cosa bisogna sacrificare per raggiungere il risultato più importante. Tagliare il traguardo per primi è un attimo indescrivibile, ma per costruire quel momento ci vogliono lavoro, impegno e una fatica indescrivibili.

Prima della chiacchierata, però, abbiamo testato le abilità al volante di Francesco. La Cayman GT4 era nel box, calarsi nell’abitacolo, come passeggero, per un hot lap in compagnia del trentenne romano era un’occasione da non perdere.

 

Chi vi scrive, per lavoro, qualche giro di pista con auto di serie a Vallelunga l’ha fatto, quindi vi lascio immaginare la mia curiosità di conoscere la pista sotto un altro punto di vista, quello mostrato da un professionista con una vettura da corsa.

Animale da pista

La sportiva di Zuffenhausen è un mezzo incredibile. Spinta dal 3.8 sei cilindri boxer da 425 cv, rispetto alla versione di serie conserva solo il telaio e il cambio PDK a sei marce nella sua impostazione più sportiva, poi tutto il resto è declinato per essere leggera e efficace su pista. Impianto frenante e pneumatici Michelin specifici, tanti dettagli in carbonio e un abitacolo ricco solo di tutto ciò che serve per correre forte.

Superato l’imbarazzo di scavalcare il roll-cage e calarmi nel sedile del passeggero, le emozioni sono arrivate non appena la portiera è stata chiusa.

Adrenalina pura

Giro di lancio, hot-lap e rientro, breve ma molto intenso. La prima staccata ai Cimini arriva subito, vedo sulla sinistra i cartelli che indicano quanto manchi alla frenata… 150… 100, ma quando frena? Ecco, non faccio in tempo a pensarlo che arriva il pestone sul pedale e lì ringrazio la cintura a 5 punti. Perché, in un auto da corsa, quello che impressiona non è l’accelerazione - per quanto brutale te l’aspetti - ma quanto poco tempo e spazio ci impiega per rallentare. Il trasferimento di carico è repentino, il muso si abbassa e punta l’uscita della seconda dei Cimini e in un attimo, il boxer torna a urlare sul rettilineo che porta alla tornante della Campagnano.

E qui viene il bello, perché dalla curva 8, la Soratte, fino alla fine della pista, inizia il settore più tecnico e bello della pista, con Semaforo, Tornantino, e Esse fatte danzando sui cordoli, senza sbavature.

La prossima volta guido io

Con ancora l’adrenalina a mille, Fenici confessa: “Sono andato al 70%, perché queste gomme hanno 300 km e anche i freni non sono più al massimo. In genere si frena molto più tardi di quanto ho fatto”.

Bene.

Ok. Se questo è un giro di esibizione, Fenici me ne deve uno a tutta. Poi, però, mi lascia la GT4 per almeno 5 minuti, tanto ho preso appunti…

Il resto, potete vederlo nella video intervista!