Per una Formula 1 che ha rinviato l'introduzione di un dispositivo di protezione per la testa del pilota e tornerà a discutere dell'utilizzo dell'Halo in prospettiva 2018, c'è una serie IndyCar che si esprime chiaramente e boccia una soluzione simile per le proprie monoposto. Al Salone di Detroit ha parlato Mark Miles, amministratore delegato della società che controlla l'IndyCar, spiegando perché l'Halo non sia adeguato alle peculiarità dei circuiti sui quali corre la serie, nello specifico gli ovali.

«Non c'è alcuna possibilità per l'Halo di arrivare in IndyCar. Abbiamo piste con curve sopraelevate e con quel dispositivo non si vede fuori dalla macchina». Considerato il banking delle curve, la struttura al di sopra del casco del pilota potrebbe nascondere in alcuni frangenti la presenza di un'altra monoposto, riducendo il campo visivo utile. Due anni fa, sull'ovale di Pocono, Justin Wilson venne colpito da parte del musetto della macchina di Sage Karam, finito a muro, e per quell'impatto - e il successivo contro le barriere - perse la vita.

Miles non ha escluso, però, lo studio di misure per migliorare la sicurezza, anticipando l'interesse per un altro tipo di protezioni: «Siamo molto interessati allo sviluppo di una protezione per la testa del pilota e continueremo a lavorarci. Ci sono maggiori probabilità di introdurre un parabrezza parziale anziché l'Halo».

Quel parabrezza provato anche in Formula 1, l'Aeroscreen Red Bull visto in azione brevemente nelle prove libere a Sochi, senza però che si desse seguito all'interpretazione alternativa all'Halo.

Formula 1: l'Halo è peggiore dei mali che intende curare