Sul corto e piatto ovale di Martinsville, Martin Truex Jr ha conquistato la sua prima vittoria dell'anno. Sul tracciato della Virginia, il pilota del team di Joe Gibbs e della Toyota ha rimontato dopo una penalità per aver tagliato l'ingresso della corsia box. Il suo potenziale (già visto nell'appuntamento dello scorso anno) era però altissimo, e nessuno è stato in grado di fermarlo. Nel terzo stage, Truex ha salutato la truppa e se n'è andato. Alle sue spalle, i tre piloti del team Penske Ryan Blaney, Brad Keselowski e Joey Logano (vincitore del primo stage) npn hanno avuto vere chance, chiudendo staccati di diversi secondi. 

Quinta piazza per Chase Elliott, e per il team Hendrick, il passaggio a Martinsville ha visto il ritorno di  quattro vetture nella top-10. Alex Bowman ha concluso quinto, davanti a Matt DiBenedetto, ancora protagonista di un'ottima prova col Wood Brothers Racing. Il pilota di origini italiane si è imposto su William Byron, Kurt Busch e Jimmie Johnson, riuscito a vincere il secondo stage e a comandare oltre 70 giri. Al suo ultimo anno nella serie, il californiano continua a fare passi avanti e sembra in forma come mai era stato nell'ultimo quinquennio. Poco fuori dalla top-10 Bubba Wallace, protagonista anche dal punto di vista “sociale” in questi giorni. All’indomani del rinnovo contrattuale si è confermato su buoni livelli.

Giornataccia invece - Truex a parte - per il team Gibbs, ai margini della top-10 con Kyle Busch ed Erik Jones, oltre a Denny Hamlin ventiquattresimo. Da riportare il ritiro di Austin Dillon per motivi fisici dopo che un danno aveva portato al surriscaldamento dell'abitacolo. Il nipote di Richard Childress si è però già ripreso.

Rivoluzione culturale per la NASCAR

A tenere banco in pista, più che gli eventi sportivi, sono state ancora le ripercussioni delle proteste antirazziste negli USA. Anche su impulso di Wallace, la NASCAR ha deciso infatti di vietare l'uso della bandiera confederata sui campi di gara da parte dei tifosi.

La bandiera confederata fu utilizzata dalla confederazione degli stati ribelli del sud nella Guerra Civile Americana. Tale confederazione basava la propria stessa esistenza sulla schiavitù e identificava la “schiavitù e la subordinazione alla razza superiore” come sua condizione normale ed essenziale. In un momento di grandi sensibilità sul tema, il revival di quei principi, e dei simboli che li rappresentano è diventato sempre più inaccettabile e offensivo: anche le organizzazioni sportive si stanno adeguando.

Con la fine della segregazione razziale negli anni ’60 del 900 negli Stati Uniti, in molti casi la bandiera confederata è diventata un segno di riconoscimento dell’America più bigotta e razzista, e l’incremento della consapevolezza ha portato alla progressiva rimozione anche in quei casi in cui veniva utilizzata “innocentemente”. Mentre le reazioni negative da parte dei tifosi più “estremi" sono state finora molte (un pilota amatoriale della Truck Series ha perfino minacciato di ritirarsi) sembra che le opinioni positive siano molte di più: al rischio di contrariare una fetta dei tifosi, per la categoria c'è però anche l'opportunità di aprirsi ad una nuova base demografica molto più allargata.

L'ordine d'arrivo della Blu-Emu 500 di Martinsville:

1 - Martin Truex Jr. (Toyota Camry) – Gibbs  - 500 giri
2 - Ryan Blaney (Ford Mustang) – Penske  - 500
3 - Brad Keselowski (Ford Mustang) – Penske  - 500
4 - Joey Logano (Ford Mustang) – Penske  - 500
5 - Chase Elliott (Chevy Camaro) – Hendrick  - 500
6 - Alex Bowman (Chevy Camaro) – Hendrick  - 500
7 - Matt DiBenedetto (Ford Mustang) – Wood  - 500
8 - William Byron (Chevy Camaro) – Hendrick  - 500
9 - Kurt Busch (Chevy Camaro) – Ganassi  - 500
10 - Jimmie Johnson (Chevy Camaro) – Hendrick  - 500

In campionato

1. Harvick 452; 2. Logano 424; 3. Elliott 405; 4. Truex 381; 5. Keselowski 380