Primo successo di Marcus Ericsson in Indycar a Detroit, nella manche d’apertura del doppio weekend della categoria sulla difficile pista di Belle Isle. Il circuito della “motor city”, con tante criticità a partire dalla sede stradale sconnessa e dai muretti che non perdonano, ha regalato sorprese.

Paura per Felix Rosenqvist

In realtà, tutti hanno tremato per uno spavento, quando nelle prime fasi per Felix Rosenqvist. Lo svedese sembrava in ottima forma con la Dallara del team McLaren/Schmidt, ma è finito violentemente nelle barriere quando si è trovato in curva 6 con l’acceleratore bloccato, impattando a 45° e a oltre 250 chilometri orari. Impressionante lo schianto, che ha divelto le gomme di protezione e spostato le barriere in cemento. Rosenqvist, estratto con attenzione dai sanitari, è stato prima portato al centro medico del tracciato, poi trasportato in ospedale, ma non ha subito lesioni chiave: sempre cosciente, ha riportato dolori alle gambe. In un post in tarda serata, ha spiegato di non poter correre… gara 2: buon segno, il fatto che pensi già al giorno successivo, dato che comunque si temeva di peggio. 

Ericsson ne approfitta

Ericsson si è trovato al vertice anche grazie all’incidente, che ha sparigliato le strategie, e ha tenuto per tutto il tempo il passo di Will Power, dominatore della corsa per ampi tratti: di fatto, la “rossa” ha penalizzato coloro che non si erano fermati e premiato chi aveva scelto la strategia “di mezzo” senza undercut o overcut. Il colpo di scena è però arrivato a -7 quando un’altra bandiera rossa è stata esposta per un contatto di Romain Grosjean con le protezioni. Le vetture sono state riportate in pit-lane, e non è stato permesso ai meccanici di intervenire con i ventilatori fino a che tutta la fila fosse formata: questo ha portato al surriscaldamento dell’elettronica sulla vettura di Power, prima della fila, e ad un danno alla centralina. Power non si è poi trattenuto, come sempre, nelle critiche alla direzione gara.

Regna l'incertezza

Ericsson, settimo vincitore diverso in sette gare 2021, è tornato sul gradino più alto del podio dopo la volta nel 2013 in GP2 al Nurburgring. Alla fine, ha controllato con autorità Rinus VeeKay, autore di un altro bel piazzamento con il team ECR dopo le performance di Indy, e Pato O’Ward, con la vettura superstite di McLaren/Schmidt. Quarta piazza per Takuma Sato, come tutto il team RLL in rimonta dalle retrovie. Il giapponese, penalizzato poche tornate prima per blocking, ha rimontato con enorme cattiveria, ma non è riuscito a mantenere il podio. A seguire i compagni di colori Santino Ferrucci e Graham Rahal. Ottavo Dixon, tra i più danneggiati dalla strategia insieme a Palou (15° ma sempre in testa al campionato). Il migliore del team Penske è stato Josef Newgarden, un miracolo considerando la ruota persa nei primi giri e il rientro lento ai box. Tra le belle prestazioni da segnalare, quella di Ed Jones, nono per il team Coyne dopo una gara di vertice. Settimo Alex Rossi, primo della pattuglia Andretti, undicesimo Sebastien Bourdais.

Sabato 12 giugno 2021, gara 1

1 - Marcus Ericsson (Dallara-Honda) - Ganassi - 70 giri
2 - Rinus VeeKay (Dallara-Chevy) - ECR - 1"7290 
3 - Pato O’Ward (Dallara-Chevy) - AMSP - 1"9105 
4 - Takuma Sato (Dallara-Honda) - RLL - 8"1688 
5 - Graham Rahal (Dallara-Honda) - RLL - 9"4645 
6 - Santino Ferrucci (Dallara-Honda) - Rahal - 9"5670 
7 - Alexander Rossi (Dallara-Honda) - Andretti - 10"3406 
8 - Scott Dixon (Dallara-Honda) - Ganassi - 10"8956 
9 - Ed Jones (Dallara-Honda) - Coyne - 11"9428 
10 - Josef Newgarden (Dallara-Chevy) - Penske - 12"5061 

In campionato

1. Palou 263; 2. O’Ward 248; 3. Dixon 237; 4. VeeKay 231; 5. Pagenaud 219.