Si attendeva un duello ravvicinato alla Journée Test ufficiale per la 24 Ore di Le Mans 2016, e così è stato per buona parte della giornata. Le prestazioni sono state omogenee in tutte le classi, e anche nella LMP1, i tre squadroni ufficiali hanno mostrato distacchi ridotti, con uno “strappo” rispetto alla passata solo nelle fasi finali. Per quasi tutto il tempo, al vertice si sono presentate le Porsche 919 Hybrid, con Mark Webber più veloce tra i rappresentanti di Stoccarda.
 
Il tutto nonostante la decisione, sicuramente presa in precedenza ma annunciata solo in questi giorni, di tornare alle specifiche di batteria 2015 per via dei dubbi sull’affidabilità del sistema 2016. A beffare l’australiano, con un 1-2 velocissimo nelle fasi conclusive, Lucas Di Grassi ha però lanciato al comando l’Audi R18 nella sua veste specifica per la Sarthe, che ha debuttato in occasione della 1000 chilometri di Spa-Francorchamps. Di nove decimi il vantaggio del brasiliano. 
 
Le attività sono state interrotte in anticipo per un’uscita di pista della Ligier del Michael Shank Racing con al volante Oswaldo Negri Jr, solitamente impegnato nell’IMSA: troppi i danni alle barriere, anche se il pilota è uscito indenne. Forse anche questo ha impedito ai “porschisti" una risposta. Comunque, i valori sono emersi in maniera abbastanza chiara, con Webber, Bernhard e Hartley secondi davanti all’esemplare gemello di Jani, Lieb e Dumas.
 
Lo svizzero era stato il primatista al termine della seduta mattutina. Più in affanno le Toyota, ancora con distacchi importanti anche se è lecito pensare che in casa Gazoo Racing non si sia mostrato tutto il potenziale velocistico: sotto al secondo il divario in fase di “long run”. Dopotutto si trattava anche della prima uscita “in opera” dell’aerokit per Le Mans della TS050. Un pacchetto che, per ammissione stessa dei nipponici, è pensato esplicitamente per la 24 Ore ed era difficile anche solo da testare su altre piste.
 
In LMP2, ha concluso al top il team Eurasia con un tempone stampato nel finale da Tristan Gommendy. Anche in questo caso, finale movimentato con una classifica in continua evoluzione. Il transalpino, sulla Oreca 05-Nissan “asiatica” ha preceduto il simile esemplare del team G-Drive condotto da René Rast, mentre anche l'altra vettura della compagine anglo-russa, la “vecchia” Gibson solitamente impegnata in ELMS e guidata da Jake Dennis, ha battuto l’Oreca-Alpine Signatech leader a metà giornata.
 
In GTE-Pro, ad emergere sono state Corvette e Porsche. Al comando la mattina, le 911, tornate al via in forma ufficialissima solo per la Sarthe, sono state messe da parte dalle gialle Gran Turismo americane ed il miglior tempo è stato per lo spagnolo Antonio Garcia, autore di soli quattro crono. La risposta di Nick Tandy non è stata sufficiente per far chiudere al vertice una vettura di Weissach.

Olivier Gavin ha terminato col terzo tempo sulla seconda C7.R, mentre James Calado ha dato smalto alla Ferrari 488 GTE, recentemente appesantita, anche se di poco, dal BOP ACO. Molto più vicina del solito in termini di tempi, la migliore Ford GT con Ryan Briscoe, mentre più staccate sono risultate le Aston Martin.
 
In GTE-Am, miglior tempo pronti-via per Nick Catsburg, chiamato sulla Corvette Larbre a sostituire l’infortunato Paolo Ruberti. Il secondo tempo è stato segnato, pur se con ampio gap, da Jean-Philippe Belloc, anche lui in corsa per lo stesso sedile. Terzo e quarto tempo per due Ferrari 458, con Rob Bell ed Emmanuel Collard.

Da segnalare i buoni riscontri marcati dalla Morgan del team SRT41, che vede al via nel contesto sperimentale della 24 Ore anche il quadriamputato Frederic Sausset. In LMP1-L, la classe riservata ai privati, Rebellion sugli scudi con Tuscher-Imperatori-Kraihamer.