In molti nell’ambiente del Wec considerano Gimmi Bruni il più forte pilota al mondo con le vetture GT. A 35 anni ha vinto due volte il mondiale Gran Turismo; ha trionfato tre volte a Le Mans nella classe GT in otto edizioni conquistando addirittura la 24 Ore al suo debutto assoluto sulla pista della Sarthe: nel 2008.

È l'uomo giusto per raccontare Le Mans in chiave GT e capire se la Ferrari ha la possibilità di rivincere la gara nella classe GT. Bruni quest'anno è favoritissimo, sia per la sua classe indiscutibile sia per la competitività della Ferrari 488 turbo. Ma il guasto, l’imprevedibile, è sempre in agguato nel motorsport. Tanto più a Le Mans. E lui ne porta sulla pelle l’esempio. L’anno scorso la vittoria gli è sfuggita a un’ora e mezza dalla fine per la rottura del cambio quando era in testa.

«In una 24 ore ci vuole sempre tanta fortuna - dice Bruni - ma è anche vero che la fortuna non arriva per caso: c’è sempre un lavoro dietro, una forte preparazione e sono convinto che quest’anno abbiamo davvero curato al massimo la preparazione. Andiamo a Le Mans con lo spirito giusto per lottare e portarci a casa la vittoria, anche se in questa edizione c’è una griglia davvero competitiva in Gt. Con tanti Costruttori che sono rientrati dopo parecchi anni: Ford che torna alla 24 Ore, Corvette che vuole confermare una striscia di buone prestazioni, Porsche che ha puntato tutta la propria stagione Gt soltanto su questa gara a cui partecipa in forma praticamente ufficiale».

- In cosa è diversa la Ferrari 488 GTB turbo dalla vecchia 458 a motore aspirato degli anni scorsi?

«È più facile da guidare. Ma non per un fatto di motore, bensì di aerodinamica. Perché le nuove regole della classe GTE conferiscono un carico aerodinamico maggiore che rende la vita più facile al pilota perché la macchina sta più attaccata a terra nelle curve. Questo ha semplificato la vita a molti. Ma comunque a Le Mans, se vuoi andare forte sul giro secco, devi assettare la macchina più scarica possibile per avere velocità sui rettifili, e poi sta al pilota cercare di guidarla al limite nelle curve anche se diventa nervosa e ballerina».

- Dove pensi che la Ferrari possa essere avvantaggiata rispetto agli avversari e dove in difficoltà?

«Se divido la pista in tre parti ideali, direi che la nostra 488 va molto forte nel misto guidato: quindi siamo molto competitivi in tutto il primo tratto di pista, quello che va dal traguardo al ponte Dunlop, e nelle esse in discesa fino a Tertre Rouge. Dove non siamo i più veloci è nei lunghi rettifili, alle Hunaudiéres e fino alle curve di Indianapolis. Lì rispetto agli avversari siamo un poco inferiori in velocità massima e dovremo difenderci. Ho notato nei test che la più rapida in rettifilo è la Aston Martin, che gode di una decina di km di vantaggio in velocità massima. La Ferrari 488 più rapida è stata quella di Fisichella che ha segnato 296 km/h, mentre la Aston Martin ha toccato i 305 km orari».

- Qual è il segreto per vincere la 24 Ore: la velocità? La strategia?

“La strategia è importantissima, ma alla fine gli stint delle Gt hanno più o meno tutti la stessa durata perché anche se abbiamo serbatoi con capacità lievemente diverse, la nostra 488 è più efficiente quindi anche con meno benzina a bordo l’autonomia è pressoché la stessa. Il problema è che, anche se lunga 24 Ore, la gara è tiratissima. E un inconveniente lo paghi perché non hai tempo per recuperare. Nel 2013 dopo un’ora di gara, a causa del grave incidente al povero Simonsen, uscirono due safety car per congelare la corsa e dividere il gruppo: noi finimmo nel gruppo della seconda safety e nella neutralizzazione rimediammo quasi un minuto di distacco che poi non abbiamo più recuperato. Quest’anno è minore il rischio che una safety ti penalizzi perché in caso di incidente hanno introdotto le “slow zone” (una cosa simile alla virtual safety car della F.1, ndr) che sono tratti circoscritti di neutralizzazione dove viaggiare tutti a 80 km/h. Così nessuno rimane penalizzato».

- Tra i piloti avversari chi reputi i più insidiosi a livello proprio di pilotaggio?

«Fred Makowiecki della Porsche è molto forte; poi Gavin, con la Corvette, è uno esperto e veloce che sa “leggere” benissimo la gara. Anche Bamber e Tandy della Porsche sono avversari temibili, specie l’ultimo con le Gt. L’anno scorso hanno vinto l’assoluta con la LmP1 ma quest’anno tornano in Gt, però non fanno equipaggio assieme: sono divisi».

Quest’anno però il terzetto vincente del passato, con Bruni, Fisichella e Vilander si scioglie. Bruni correrà con compagni nuovi: Calado e Pier Guidi, quest'ultimo debuttante a Le Mans. Fisico e Toni saranno rivali di Bruni sempre su una Ferrari 488, ma quella “americana” del team Risi.

«Sarà una cosa strana per me – dice Bruni – ma mi auguro che riusciamo comunque tutti a ottenere un buon risultato di marca».