Le 4 ore cruciali del mattino, quando a Le Mans con auto e piloti “stanchi” può succedere di tutto, hanno portato alcuni cambiamenti in classifica. Prima di tutto la Toyota n.6, quella che aveva guidato gran parte della corsa fino al mattino, ha dovuto rinunciare alla vittoria. Kobayashi, valle 11.17 del mattino, si è girato finendo nella ghiaia al termine delle esse Porsche. Non ha perso tantissimo tempo, ma una trentina di secondi sufficienti per fargli perdere la scia della Porsche n.2 con cui lottava per il 2° posto. E quel che è peggio, ha danneggiato fondo e bandelle delle macchina che è costato circa 5 minuti di sosta extra ai box al cambio pilota quando è tornato al volante Sarrazin. Così la Toyota n.6, pur mantenendo il 3° posto sull'Audi n.8 che era staccata di 12 giri, ha due giri e le speranze di vittoria.

Vittoria che giro dopo giro è sempre più nelle mani dell'altra Toyota, la n.5 di Buemi che nelle ore cruciali del mattino ha portato il margine sulla Porsche a una trentina di secondi rispondendo sempre giro dopo giro agli affondi della 919H. Da segnalare solo una sosta per sostituzione dei dischi freno all'Audi 8 che già era a due giri dal primi e dopo la lunga riparazione ne ha persi altri 10 di giri. Ma quarta era e quarta è rimasta.

In GT le ore del mattino hanno purtroppo compromesso il sogno della Ferrari n.82 di vincere Le Mans. Già Malucelli nel suo stint di guida ha dovuto subire il sorpasso dalla Ford n. 68 di Hand, poi una volta risalito al volante Vilander che era stato l'eroe della notte per la sua fantastica progressione, le cose sono andate ancor peggio: il finlandese si è girato (guarda caso nella stessa curva fatale a Kobayashi) e a perso 45 secondi per ripartire dalla ghiaia scivolando a quasi un minuto dalla Ford che vede sempre più vicino il sogno di vincere Le Mans al ritorno 50 anni dopo. Per una Ferrari che perde, un'altra che vince: in GT-AM è passata al comando la Ferrari n.62 dell'americano Townsend Bell, che corre con  Segal e Swedler.