Sempre difficile anche in questa edizione 2020, la 12 Ore di Bathurst ha visto prevalere per la prima volta la Bentley, in particolare la Continental n.7 del team M-Sport con Jules Gounon, Maxime Soulet e Jordan Pepper ad alternarsi alla guida. La gara ha visto una lotta serrata con la Mercedes AMG GruppeM n.999 con Raffaele Marciello affiancato alla guida da Maximilian Buhk e Felipe Fraga, ma due penalizzazioni (l'ultima dopo la bandiera a scacchi) e una foratura quasi sul traguardo lo condannano al secondo posto che poi i commissari fanno diventare 6°. Così sul podio vanno la McLaren n.60 di Parente-Barnicoat-Blomqvist e la Mercedes n.888 di Van Gisbergen-Whincup-Götz.

Il weekend è stato caratterizzato da incidenti seri – fortunatamente solo spettacolari e senza conseguenze per i pioti – fin dalle prove, tanto che lo schieramento di partenza si è assottigliato a 34 macchine. Purtroppo anche Luca Ghiotto è stato tra quelli che non hanno potuto prendere il via, dopo che la sua Aston Martin è andata distrutta in un terrificante incidente con Kirchhoefer alla guida. Nello scatto al via il migliore di tutti è Buhk che dalla terza posizione conquistata da Marciello in qualifica riesce a scavalcare i primi due già alla prima curva, in particolare il poleman Pilet sulla Porsche n.911 condivisa con Campbell e Jaminet. Ma dopo una decina di minuti è Barnicoat a prendere il comando, dopo una bella staccata, allungando.

Le prime ore di gara vedono alcuni incidenti a causare ripetuti ingressi della safety car: inizia Ledogar dopo aver perso la sua Aston Martin su un cordolo, prosegue Westwood che picchia anche lui duramente con la sua Lamborghini. Poi tocca a Tander che, nel superare il compagno di team Vanthoor finito leggermente largo, perde la sua Audi semidistruggendola in uno dei punti più veloci del tracciato di Mount Panorama. Peccato, perché ciò segna il ritiro anche di Mirko Bortolotti, fino a quel momento il più veloce di tutti.

Dopo che l'Audi di Cini viene mandata in testacoda da una Mercedes, gli animi sembrano calmarsi e inizia un periodo record di "green flag" senza neutralizzazioni, nel quale dopo la McLaren con Parente si mette in evidenza la Bentley con Pepper. Però Marciello è sempre vicino e alla staccata più veloce passa anche al comando. Solo che in un pit-stop rimedia 15 secondi di penalità per un problema di rifornimento. Si registrano alcune forature, per esempio da parte di Pilet che scende da 4° a 15°, ma anche a Drudi mentre era 10°, mentre Vanthoor deve rientrare ai box per problemi meccanici alla sua Audi condivisa con Haase e Vervisch.

All'ottava ora arriva la safety car a interrompere il periodo senza neutralizzazioni, per via della Lamborghini di Lind parcheggiata a bordo pista a causa di un problema tecnico, anche se poi riuscirà a ripartire e a raggiungere i box. Altra safety car poi per Van der Zande che si ferma anche lui in pista con problemi di motore alla sua Honda Acura NSX, seguita da un'altra SC per il testacoda della Bentley n.8. Ma è dopo 10 ore di lotta ravvicinata tra Gounon e Marciello che arriva qualche imprevisto: si avvicina un temporale che minaccia pioggia, arriva comunque parecchio vento, mentre alla Bentley n.7 al comando scoppia una gomma. L'inconveniente succede però poco prima dell'ingresso ai box, per cui Gounon perde pochissimo.

Così anche nell'ultima ora di gara la Bentley riesce a mantenere un certo margine (una quindicina di secondi) sulla Mercedes, mentre Blomqvist è tranquillo 3° con la McLaren e invece Van Gisbergen e Campbell lottano duramente per il 4° posto rispettivamente su Mercedes e Porsche, dopo che una foratura ha fatto perdere la posizione alla Mercedes n.77 di Engel. Ma a dieci minuti alla fine anche Marciello buca, per questo finisce largo fuoripista (in un punto dove comunque c'è spazio) e rientra ai box per la sostituzione, scendendo 3°. Riesce comunque a recuperare e all'ultimo giro sorpassa Blomqvist tornando 2°. Solo che nella sosta frenetica non ha spento il motore come imposto dal regolamento, e così scatta la penalità (30 secondi) che lo fa scendere da 2° a 6°. Mentre arriva la pioggia quando ancora sta sventolando la bandiera a scacchi, ma ormai ininfluente.

Per quanto riguarda gli altri italiani in gara, Andrea Caldarelli e Marco Mapelli (qui in coppia dopo aver lottato l'uno contro l'altro a Daytona, sulla Lamborghini del team Orange) potevano lottare per una posizione a podio, se non fosse stato per il citato problema al loro compagno d'equipaggio Lind e conseguente ritiro. 7° posto invece per Matteo Cairoli, sulla Porsche Absolute con Werner e Preining, e buona gara anche per Michele Beretta (Mercedes Black Falcon con Assenheimer e Afanasiev) e per Edoardo Liberati (Nismo GTR con Imperatori e De Oliveira) finiti rispettivamente 12° e 13°. Mentre Mattia Drudi (Audi R8 con Van der Linde e Winkelhock) si deve accontentare del 18° posto finale.