Se dovessimo scegliere alcuni tra gli apici per le corse tricolori, i nomi sarebbero presto fatti. C'è Tazio Nuvolari quale eroe ante guerra, Alberto Ascari e Nino Farina come gli unici Campioni del Mondo italiani di Formula 1, e per i rally c'è Sandro Munari. Lui, il Drago di Cavarzere, che oggi taglia il traguardo dei suoi meravigliosi 80 anni.

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Un grande

Sandro Munari è semplicemente un grande. Anzi, un grandissimo. Con un volante in mano ha fatto cose che in tanti hanno provato a rifare senza riuscirci, perché certi numeri li hai nel sangue, ed in una specialità come i rally, dove la stessa curva l'affronti una volta sola anziché 50, 60 o 70 volte come per le corse su pista, l'istinto ed il talento cristallino fanno ancor più la differenza. Sandro Munari è stato un grande su terra, neve e asfalto, ma è stato un grande anche fuori dall'abitacolo, perché è stato un avanguardista: è stato lui il primo a curare gli aspetti apparentemente extra sportivi come la preparazione atletica o l'alimentazione, spostando lo standard di un pilota di rally dall'immagine di racer duro e puro a quella di professionista del volante, per tacere poi del continuo relazionarsi con i tecnici per una meticolosa preparazione della macchina. Anche così Sandro è riuscito a far strabordare la sua bacheca, che conta una sola Coppa Fia Piloti solo perché prima del 1977 non era previsto alcun riconoscimento al conduttore. Una bella ingiustizia.

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Dagli inizi alle vittorie

Prima di diventare il Drago, Munari inizia con i rally a 24 anni, nel 1964, con un'esperienza non banale: è il navigatore di Arnaldo Cavallari, pilota di vertice delle corse su strada dell'epoca. Sandro diventa pilota l'anno dopo, con la partecipazione al campionato italiano che lo vede al top per due volte, nel 1967 e nel 1969. Successi buoni per fare un passo in più ed entrare nel giro dei grandi, con le gare all'europeo che lanceranno definitivamente la carriera del pilota veneto, il cui cammino si sublima con la Lancia. E' con la casa di Torino che Sandro infatti vive i momenti più belli della sua carriera: il primo hurrà è quello al Tour de Corse del 1967, cui seguiranno tanti altri splendidi successi, come ad esempio i quattro al Rally di Montecarlo, correndo con la Flavia, la Fulvia ed ovviamente la Stratos, regina del 1977, anno in cui come detto il Drago si porta a casa la Coppa Fia Piloti, un successo arrivato quattro anni dopo un altro traguardo fondamentale, ovvero il titolo europeo. Nel frattempo, in quegli anni Munari si toglie anche lo sfizio di correre per la Ferrari nel Mondiale Marche, con il prototipo 312 PB, con il quale si impone insieme ad Arturo Merzario nella Targa Florio del 1972. Sandro, una volta ritirata la Stratos, avrà pure il tempo di togliersi qualche soddisfazione con la Fiat 131 prima del ritiro nel 1984, arrivato dopo altre esperienze come il Rally Dakar o il Rally dei Faraoni.

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Sandro oggi

Dal 27 marzo 1940, sua data di nascita, sono passati 80 anni precisi, un traguardo che il Drago si gode con moglie, i figli ed i nipotini. Non il miglior momento storico per darsi alla pazza gioia, ma ricordare vita e vicende sportive di Sandro magari strapperà un sorriso e nostalgici ricordi a tutti gli appassionati di rally e di corse in generale. Anche da qui, tanti auguri Sandro.