Questa volta le righe che seguono sono dedicate all’omaggio verso una gran bella persona che se n’è andata pochi giorni fa, il 30 gennaio, dopo un’eroica lotta che lascia molto pensare.

John Andretti non era certo il più famoso dell’omonima Racing Dynasty, ma di certo resta colui cui è toccata la vicenda umana più sofferta e intensa. 

Figlio di Aldo, gemello del grande Mario, si è distinto nella seconda metà degli Anni ’80 nelle principali serie per monoposto Usa, quali Cart e Irl, ottenendo uno stupendo successo a Surfer’s Paradise nel 1991, militando nelle file del prestigioso team Hall/Vds del grande Jim Hall. Nel 1989 vinse la 24 Ore di Daytona al volante della Porsche 962 e nel 1993 iniziò la carriera nella serie maggiore della Nascar, per un totale di 393 gare e 2 vittorie, alle quali può sommare nella seconda divisione stok car un viatico di 37 corse e quattro arrivi in top ten.

Dodici le sue presenze alla Indy 500, dal 1988 al 2011, con un 5° posto come miglior risultato, nel 1991, sempre con Hall/Vds. Le ultime presenze con l’Andretti Motorsport unito al Richard Petty Racing, nel biennio 2010-2011, portando in gara nostalgicamente colori e sacro numero 43 di “The King”.

Ma non è tanto di cifre e statistiche che è il caso di parlare, adesso.

Il coraggio, in realtà, John lo ha dovuto sfoggiare più per vivere questi ultimi anni difficili che non per correre sugli ovali più pericolosi del pianeta. Nell’aprile 2017 gli fu diagnosticato un cancro al colon al quarto stadio. Da allora è iniziata una grande battaglia ideale, volta a sensibilizzare la cultura della prevenzione e la corretta definizione delle diagnosi, in quanto inizialmente nel suo caso si pensò a un più addomesticabile ma errato stadio della malattia. Un hashtag twitter #CheckIt4Andretti resta la testimonianza di una grande battaglia personale volta a richiamare l’attenzione sul corretto, efficace e più sano comportamento da tenere circa queste delicatissime problematiche, a testimonianza di una postura nobile, orientata verso il sociale e decisa a lasciare un segnale importante, un messaggio di impegno e di positività verso tutti noi.

Forse non tutti lo ricorderanno per le sue vittorie, ma chiunque ha il dovere di tenere a mente le inclinazioni e il meraviglioso coraggio di John Andretti, che se n’è andato a 56 anni, dopo la terza recidiva del male, che lui ha combattuto con immensa dignità e che continua tuttora a combattere idealmente, grazie alla testimonianza e all’esempio che ci ha lasciato.