Eh, sì, la F.1 da oggetto di culto sta divenendo sempre più una presa per il culto. Oddio, non è che sia una novità, ma quando la situazione si conferma nel peggio riuscendo perfino a toccare punti bassi quasi insondabili, vale la pena richiamare l’attenzione.

Formula 1, le monoposto 2020 FOTO

Ebbene, ormai in F.1 le monoposto 2020 son state svelate quasi tutte e tutte sono uguali tra loro e fin qui sarebbe la scoperta dell’acqua calda. No, si va ben oltre. 

Sempre all’interno del premio Nobel per l’accadueò torrida, va aggiunto che ormai ugualissime tra loro e sempre più sono pure le monoposto della stessa marca. Vale a dire che tra la vecchia e la nuova d’ogni Casa - fatta salva qua e là l’eccezione che conferma la regola -, ci son le stesse differenze che intercorrono tra gemelli omozigoti.

Poi, per carità, quelli che hanno studiato dai frati furbi, i cosiddetti addetti ai lavori, vi spiegheranno - più che altro allo scopo di giustificare i relativi stipendi - che in realtà non bisogna essere superficiali e disfattisti, perché sottopelle questo o quel nuovo modello vanta 2374 modifiche e per il disegno si è ripartiti dal foglio bianco, eccetera, eccetera.

Ma anche no. Perché questa, appunto, è la solita, collaudata e tuttavia stavolta perfino incrementata presa per il culto.

L’ovvia verità è che questo ciclo tecnico-regolamentare volge alla fine e con un solo anno di vigore nessuno ma proprio nessuno aveva voglia di fare investimenti mastodontici per un qualcosa che, comunque vada, ballerà una sola estate.

Di più. Non avrebbe avuto alcun senso comprarsi lo slippino costoso a settembre inoltrato, mentre le spiagge stanno per chiudere.

Morale della favola, i modelli delle vetture che si vedono nelle sfolgoranti presentazioni, tolte un paio di martellate ai cofani posteriori per miniaturizzare e diminuire i volumi qua e là, ovvero qualche modifica migliorativa alla power unit e due frontali più sottili, ripropongono ampiamente filosofie e filologie già ampiamente note, volte, conosciute e escusse.

I vernissage o unveiling che dir si voglia servono ormai a mostrare degli pseudomanichini plastificati dell’età di Rita Pavone, con ali finte e provvisorie, in attesa che qualcosa di quasi vero si veda solo a partire dai primi chilometri di test, a Montmelò.

Per il resto queste fantastiche, sfolgoranti ed esclusive presentazioni servono soprattutto a mostrare livree, sticker, adesivi e marchi di nuovi sponsor, punto. Ovvero a smarchettare di brutto e zitti tutti. Colpa anche e soprattutto di regolamenti tecnici castranti, appiattenti e umilianti le capacità e il know-how di ingegneri e factory.

Perché ormai in questa F.1 dai piloti blindati coi pluriennali manco fossero dirigenti apicali di un ministero e dalle monoposto dalle linee immancabilmente riproposte tipo Herbie il Maggiolino tutto matto, la sola cosa che può stupire è un adesivo in più, qua e là.

Tanto che la notizia più clamorosa di questo inizio 2020 per la F.1 è notare che la Mercedes W11 ha uno sbaffo di rosso sulla presa d’aria dell’endotermico, in ossequio a un nuovo sponsor.

Speriamo che si possa cordialmente contraccambiare, con una Ferrari che finalmente ha qualcosa di Mercedes, ma nelle prestazioni assolute, sennò la pena del campionato sarà nulla rispetto alla noia moraviana e cosmica delle presentazioni.

Presentazioni divenute ormai sempre più l’esposizione di millimetriche variazioni sullo stesso tema ripetuto all’infinito, quasi fosse il mite concorso dei presepi al paesello, sotto Natale.

Spero solo che da metà marzo la lotta in pista sia finalmente di tutt’altra pasta.