La Mercedes ha il braccino

La Mercedes ha il braccino

Dopo che domina la F.1 da 7 stagioni, verso Russell poteva comportarsi meglio, dandogli una vera chance in chiave 2021. E invece tutto comodo per Hammer..

21 dicembre

Prendo la parola per formulare un’accusa diretta, poco simpatica e piuttosto decisa all’indirizzo del team Amg Mercedes di Formula Uno e cioè, senza tanti giri di parole, di avere un insultante, ammorbante e scandaloso braccino. Tale da devastare, rovinare e ammosciare un’intera epoca della F.1.

Passi il fatto che dal 2014 a oggi - e chissà per quanto - a vincere è la Mercedes. Okay, ci può stare. Con l’introduzione del turboibrido ovviamente la Casa che era e partiva più oltre nella sperimentazione e nel know-how in questo terreno tecnologico, non poteva che ritrovarsi avanti alcuni anni luce sui rivali e così è andata, va e andrà, punto. Bene.

Ma la questione che qui si pone è un’altra.

No alla concorrenza

All’indomani del 2016, reduce dalla annata tesissima con la concorrenza interna forte tra Hamilton e il compagno di squadra Rosberg, capace alla fine di ghermirgli il mondiale, in gran parte a causa della power unit finita in pappa a Lewis nel Gp di Malesia, il team, subito dopo l’improvviso e clamoroso addio di Nico, il campione in carica, prende un scelta netta, decisa e recisa, che cambia il volto al successivo lustro della F.1.

Ossia, chiama Valteri Bottas da affiancare a Lewis Hamilton. E di fatto sancisce, se non per sempre, per tantissimo tempo, la fine della concorrenza interna nel team d’argento e poi nero. Perché? Be’, a più riprese è lo stesso Toto Wolff a spiegarlo, dicendo e confidando che per lui mai annata fu più tesa, ansiogena e sfiancante del 2016, con il derby tra Nico e Lewis, ad ogni gara vissuto come avere babbo e mamma ai ferri corti, alla soglia della litigata definitiva da cronaca nera. Invece adesso - Toto Wolff non manca di dire -, con Bottas nel team tutto si è acquietato, non c’è uno strillo, la calma regna sovrana ed è tempo di serenità e letizia per lo convento tutto, aggiungo io.

Ecco, ma dico, stiamo scherzando? Che modo di comportarsi e di ragionare è, questo? Ma come?

Mare della Tranquillità

Parti con la vittoria garantita, tutti sanno che nessuno potrà insidiarti i mondiali fino a che le regole tecniche resteranno praticamente queste e tu che hai due macchine nettamente, sideralmente, per certi versi meritatamente ma anche vergognosamente superiori alla concorrenza - poi, certo, resta da stabilire se di questa superiorità debba vergognarsi la Federazione che fa le regole o i rivali che proprio non riescono a colmarla - e tu, boss del top team più top di tutti i tempi, ti preoccupi spasmodicamente che all’interno del tuo box regni un’atmosfera da Rsa, da Villa Arzilla alla briscola, da bocciofila, da circolo degli scacchi? Maddai, non scherziamo.

È vero tutto il contrario, semmai. Magari è sacrosanto che la Mercedes vinca titoli fino al 2200 Dopo Cristo, però è anche automatico che su di essa e su chi la comanda incomba l’obbligo morale di assicurare almeno la rivalità interna tra le due macchine schierate in gara, di volta in volta: altrimenti non è più una Formula Uno all’insegna della competizione, ma dell’esecuzione sommaria.

Non ha senso

Invece quello in auge dal 2017 resta uno strano modo di fare, per cui il tuo primo pilota - sia chiaro, Lewis è il migliore della sua epoca, punto - deve essere messo artificiosamente in condizione di vincere quasi sempre e comunque, con Bottas non solo non altrettanto redditizio in gara, ma anche deformato dal timore reverenziale e dal dovere di rispetto per le gerarchie precostituite.

Ecco, che cavolo di senso ha tutto questo?

Nessuno.

Solo quello di rovinare ulteriormente il residuo piacere di seguire i Gp, perché, se il turboibrido ha ucciso la competizione, la filosofia monocratica, verticistica e esclusivista del team Mercedes F.1 devasta il piacere della concorrenza interna e della lotta al vertice tra le sole due monoposto al mondo che potrebbero assicurarla. Incredibile.

Non c’è niente di più sicuro sul Pianeta del sole che sorge e della vittoria finale della Stella a Tre Punte in ogni annata di F.1, eppure non v’è nulla di più ingessato, imbalsamato e preconfezionato degli ordini di scuderia tra piloti Mercedes.

Ecco spiegato il braccino

Al punto che, quando la cosa sconfina nello sterile e nello stucchevole, più che di gerarchia è il caso di parlare di braccino, di sindrome impiegatizia e di gestione di una squadra vincente che fa Sport con gli stessi canoni di un ufficio che disbriga pratiche.

Dio, come rimpiango Ron Dennis che rese comunque epiche le stagioni di fine Anni ’80 con le sue McLaren Honda sol perché ebbe coraggio e ardire d’assicurare lotta libera e competizione aperta tra due supergalli nel pollaio quali Ayrton Senna e Alain Prost. In questi anni grigi, senza luce, di dominio Mercedes sarebbe bastata una politica più open, spigliata e favorevole a una bella concorrenza interna per scrivere lucenti pagine di Sport.

Invece manco per idea.

Momento Russell

Lo stesso exploit di George Russell a Sakhir 2 è stato vissuto come un momento quasi imbarazzante e destabilizzante, non certo con l’apertura, l’entusiasmo e la voglia di rifletterci su che dovrebbero contraddistinguere un’organizzazione pronta a mettere un po’ di sale e pepe nelle competizioni che da sette stagioni sta (pur legittimamente) uccidendo.

Macché, nisba. Zitti tutti.

La Mercedes a quanto pare deve per forza muoversi e agire in un clima di normalizzata soggezione tra il primo e il secondo pilota. Tanto che Bottas, certe volte, quando parte davanti (spesso da poleman), ad Hamilton alla prima e determinante frenata non tira mai la staccata, perché in Mercedes chi alla prima curva va via, se non è Lewis, non è figlio di Maria. Dai, su, questa storia ha ampiamente stufato.

Così come non fu mica un bel vedere in Ferrari quando, sull’altare di Schumi caposquadra, venivano immolati con ordini di scuderia mortificanti - la giornataccia di Austria 2000 vale per tutte -, a turno piloti a lui perfettamente inferiori come Irvine e Barrichello, molto spesso letteralmente umiliati dai diktat del muretto, quand’invece sarebbero state ampiamente bastevoli le risultanze meritocratiche della pista a sottolineare le differenze tra campionissimo e bravi professionisti di turno.

Promoter, svegliati!

E dico di più. In una F.1 meno Liberty l’Invisibile e con un promoter più intrusivo ed entrante, come minimo la Mercedes sarebbe stata obbligata a prendere uno in grado di provare a rompere ogni tre per due le uova nel paniere a Lewis. Appunto, mica sempre, perché Hammer è Hammer, ma perlomeno in qualche occasione a dargli gioiosamente noia.

Di certo, dopo Sakhir 2 George Russell sarebbe stato messo in macchina per sempre tramite decreto delle autorità della F.1 - Bernie, pur con tutti i suoi difetti, come minimo l’avrebbe imposto, perché su ’ste cose era un vero drago -, altro che storie.

Ma questo, a oggi, è solo un sogno. Come dice giustamente Fernando Alonso, abbiamo una sola certezza per il 2021 e cioè Lewis Hamilton e la sua Mercedes son già vincitori anticipati e garantiti dei rispettivi titoli.

Il pilota dal braccio fatato agli ordini del top team dotato del più fastidioso braccino di sempre. Non pensate sia giunto il momento che la facciano dignitosamente finita, con questo andazzo antisportivo, ammosciante e tutto sommato privo di senso?

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