Son fresco reduce, come notate in altra parte del giornale, da ampie e approfondite consultazioni - mo’ va di moda, no? -, con alcune, anzi, tante, quasi tutte, personalità, ex piloti, tecnici e team manager che hanno contato tanto e idealmente contano assai nella storia della Ferrari. Costoro unanimemente concordano sulla previsione che la stagione 2021 in Formula Uno non pare destinata a riservare niente di fantastico al Cavallino Rampante, per come è messo. In altre parole, di lotta per il titolo mondiale manco a parlarne, ma anche portare a casa almeno una vittoria di tappa non è mica per niente sicuro. O si avrà una botta di fortunati allineamenti stellari alla Gasly a Monza o alla Perez a Sakhir 2 o ciccia, nada, zero tituli e coppette.

Previsioni facili

Se tutto va bene, si finirà l’anno quarti piuttosto che sesti nel mondiale Costruttori e via andare, con qualche podio o poco più. Non lo dico io, questa è la realtà pregevolmente e autorevolmente immaginata nonché ragionevolmente simulata e proiettata con serena analisi da personaggi che conoscono la storia e la cronaca della Casa di Maranello al punto da produrre exit-poll estrememente onesti, millimetricamente approssimati e tali da suscitare ulteriori riflessioni e una presa di posizione, nelle righe che seguono. Tanto per cominciare, meglio partire senza sterili illusioni che con false e roboanti certezze. Sembra proprio che pure quest’anno non ci sarà trippa per gatti. E per due ordini di motivi strettamente tra loro connessi, ossia, punto uno, per l’intensità e la complessità delle modifiche che sarebbero richieste alla Ferrari stessa per rigenerarsi e, punto due, per le limitate possibilità d’interven- to concesse dal regolamento, in un regime di semi neutralizzazione evolutiva, a seguito dei provvedimenti post-pandemici.

Quindi, in altre parole, se sbagli sono stati fatti, sono stati fatti prima e adesso, d’amblé, non c’è modo per rimediare a fondo neanche se si sapesse perfettamente come e dove agire. Quindi le chiacchiere stanno a zero. Si proverà a fare il possibile e il possibile non è che porti subito e felicemente in paradiso, ma solo a migliorare di qualche grado, si spera di diversi gradi, il clima di questo purgatorio che dura da tutto il 2020. Prendiamone atto, perché la realtà è questa, sennò l’alternativa è quella di prendersi in giro e raccontarsi consolatorie e sciatte panzane?

Cosa fare adesso

Detto questo, tutto ciò che resta è solo l’atteggiamento, l’habitus mentale e la postura con cui trattare e affrontare questa situazione. E qui e ora sarà bene spiegare il nostro punto di vista, che in tal caso non è e non sarà tanto e solo il mio, ma anche e soprattutto quello di Autosprint. Ebbene, in una situazione particolare, mai vissuta prima - giacché ai problemi e alle lacune in pista fa proemio la quasi impossibilità di rimediare a seguito di un para-congelamento regolamentare post-pandemico - bisogna prendere atto che il problema di fondo è grosso e al momento non risolvibile neppure da Superman con l’aiuto di Lex Luthor.

Quindi, in una crisi del genere, l’unica è evitare di prendere posizioni dialetticamente violente, ridanciane, disfattiste e roboantemente critiche, operando una scelta più sorvegliata, costruttiva e ben precisa. Questa: in una fase così delicata la Ferrari, i suoi dirigenti, i tifosi, il Circo della Formula Uno e noi stessi che ne raccontiamo gesta e contesti, non possiamo che prendere atto che è tempo di firmare una tregua, un armistizio, una sorta di moratoria dialettico-informativa evitando di tirare calcioni inutili, di fare sberleffi sterili e di andare a tirare schiaffi e martellate alla Rossa, ovvero a chi, qui e ora, per regolamento più di tanto non può fare per rimediare.

E allora se hai la tua squadra del cuore che in campo non solo rende non al meglio ma dalle regole stesse non è messa in condizione di giocare come potrebbe e dovrebbe per rimontare in fretta, il solo atteggiamento umanamente onesto e ammissibile è quello di evitare di colpire indiscriminatamente chi, per adesso, non è in condizione di replicare ma solo di subire. Vedete, faccio un esempio soggettivo e magari discutibile, ma almeno ha il vantaggio d’esser chiaro. Se chi sta sul ring non è momentaneamente in grado di difendersi, è inutile stare a menare e a menargli.

Ferrari alla ricerca della serenità

A chi e per che cosa? In certi incontri di boxe o di arti marziali miste, quando l’arbitro non fa fino in fondo il suo dovere, si assiste a un tiro a segno inutile, pericoloso e devastante che non ha più niente di morale e sportivo, ma diventa solo accanimento evitabile, oltre che pericoloso. Bene, evitiamolo.

La Ferrari adesso ha bisogno di serenità, di tranquillità, di lavorare con calma per riprendersi e per riprendere il posto che le compete, pensando soprattutto alle sfide del 2022 quando diverse cose cambieranno, si spera garantendo opportunità nuove e maggior competizione nella lotta per la vittoria, all’interno di una scala di valori non più implacabilmente cristallizzata.

Per il resto Crozza faccia il suo mestiere, sorrida e faccia sorridere giustamente su certi aspetti, con il suo Binotto che cerca di capire, perché saper ironiz- zare e sdrammatizzare è una forma d’intelligenza oltre che di squisita libertà creativa, ma giunti a un certo punto informare e avere a cuore un’istituzione come la Rossa significa anche nasare il momento ed evitare gli schiaffoni sul viso altrui, quello del Binotto in carne e ossa, quando non servirebbero più a niente, né a chi li dà e tantomeno a chi li prende.

Nessuna protezione pregiudiziale e garantita nei confronti di Binotto & C., quindi, anche no, ma allo stesso tempo ora basta con jab, diretti e uppercut a chi sta lavorando per risalire la china. Riprendersi vuol dire potersi leccare le ferite con un minimo di scudo dialettico e esistenziale, quindi tanto vale, se e in quanto possibile, dare una mano a renderlo più sereno e meno avvelenato, l’ambiente.

Tanto non c’è nulla su cui illudersi e tantomeno le prese in giro non esistono. Chiunque abbia un granello di sale in zucca sa bene che dal 2021 non bisogna aspettarsi tonitruanti giornate epiche. Sarà una stagione di passaggio e come tale andrà vissuta con un comprensivo e paziente buon senso, anche nostro e vostro?

Aspettando il 2022

Se e quando la Ferrari tornerà forte e grande, magari ci rifaremo un paio di round di sparring volentieri, punzecchiando e insinuando, oh yes. Ma adesso la Rossa sta poco bene e non ha neppure tante medicine disponibili, quindi picchiare alla boia d’un Giuda sarebbe solo da bulli un po’ vigliacchetti.

No, è il momento dell’abbraccio sportivo, dell’ideale solidarietà e di un’apertura di ulteriore credito, in vista di un momento della verità differito, prorogato ap- punto al 2022.

Perché saper amare la Ferrari significa anche dover convivere coi suoi malesseri e aspettare, non con la fiducia della fede cieca, ma con la consapevolezza della ciclicità delle sue fasi storiche. Con l’acutezza di sempre, Mario Andretti mi ricor- da che la Ferrari in Formula Uno copia la natura e le stagioni: dopo estati torride e memorabili, si vivono autunni tristi e inverni quasi insopportabili, che poi portano sempre a primavere rigeneranti. E allora basta polemiche, zero pestaggi, fine sber- lotti. Sarebbe come lottare contro i giorni della mer- la o come maledire i brividi di un carnevale sferzato dal vento gelido?

Aspettiamo primavera, per dirla con Marina Rei, una primavera simbolica, culturalmente omogenea al dna e al narrato e al vissuto ciclico della Ferrari, certi che, quando la primavera medesima verrà, per il Cavallino Rampante e per tutti gli altri sarà la fine di un periodo orrendo e il seguito non potrà che essere bellissimo, presumibilmente dopo questo 2021 di forzata transizione. Noi ci stiamo preparando, è questa la novità.