C’è qualcosa che non va in tutto quello che è seguito all’uscita di Lewis Hamilton alla Tosa al 31esimo giro del Gp dell’Emilia Romagna.

E non tanto perché, a seguito del fuoripista che lo aveva visto inopinatamente parcheggiato dopo un lungo mentre era in fase attiva di doppiaggio, Lewis è riuscito a infilare la retromarcia, togliendosi dalla scomoda posizione in cui era andato a finire, per riprendere la direzione della pista.

Quando la manovra è consentita

Ovviamente la retromarcia si può e si deve usare, all’occorrenza, per levarsi dagli impicci: anzi, ci mancherebbe, c’è apposta ed è uno strumento privilegiato in più in soccorso del pilota, mica un’arma contundente.

Quando, invece, no...

Il punto è un altro: nella fase finale della manovra Lewis Hamilton è tornato in pista percorrendo quattro-cinque metri di sede stradale platealmente contromano, in senso opposto a quello di marcia, a gara in pieno svolgimento - pur ovviamente sotto regime di bandiera gialla -.

Il regolamento tra i canoni fondamentali per giudicare una manovra - se legittima o meno -, mette come condizione regina che essa non venga a creare una condizione di PERICOLO.

Ebbene, come è possibile che percorrere per alcuni metri la sezione stradale in senso inverso a quello di marcia per il Gran Premio non crei automaticamente, appunto, una situazione potenzialmente e anche concretamente pericolosa?

Anche perché il camera car del sopraggiungente Vettel dimostra chiaramente che lo stesso Seb a tutta sfiora Lewis ancora fermo a centro curva... Di più. Con una monoposto di Formula Uno fisicamente lunga quanto un furgone e due specchietti retrovisori grandi come francobolli, com’è fisicamente possibile rientrare in pista senza creare, al contrario, una GRANDE condizione di pericolo perché il pilota in oggetto in realtà è non in grado di giudicare la reale entità del rischio creato?

Perplessità sul caso

Non parlo di certezze assolute, non mi riferisco né sbandiero nessuna saggezza particolare né tantomeno un furore giustizialista che non m’appartiene e che in generale nessun pilota merita o meriterebbe, proprio no: mi limito ad esprimere qualche sbigottita perplessità che estenderei sia al passato recente che al futuro di questa Formula Uno. Infatti il Gran Premio del Bahrain è stato deciso a tutti gli effetti da un’infrazione di track limits che nella fase cruciale della sfida in atto tra Lewis Hamilton e Max Verstappen ha creato millimetricamente una situazione di ingiusto vantaggio per quest’ultimo, il quale, per stare dalla parte dei bottoni, ha senz’altro restituito la prima piazza e pure di fatto la vittoria al rivale.

Bene, se per qualsiasi nanomillimetro di violazione dei track limits si interviene eccome, come mai si lascia bellamente correre se un pilota in gara percorre alcuni metri della pista in senso contrariuo a quello di marcia CREANDO PERICOLO? Se al posto di una pista di Formula Uno fossimo stati in una normale autostrada e un qualsiasi automobilista fosse rientrato in prima corsia nello stesso modo con la Polizia Stradale nei pressi, la patente del suddetto sarebbe stata ritirata per sempre e con essa pure la licenza da pesca, l’iscrizione alla bocciofila e il tesserino sanitario.

Gli altri dubbi

Poi, boh, c’è un’altra cosa che non mi torna per niente.

Pronti via e alla prima variante a pista bagnata Verstappen svernicia Hamilton con una delle staccate più nette, pulite e ignoranti della storia moderna della Formula Uno. Bene. Punto primo, Hamilton piagnucola nel team radio che Max gli ha fatto la bua con una ruotatina all’ala; punto secondo, la sovraimpressione, con tempestività e tenacia degne di miglior causa, ci fa subito sapere in diretta planetaria che la cosa è stata annotata e notata dalla direzione di corsa. Salvo poi, dopo qualche giro - e meno male -, informarci che non verrà preso alcun provvedimento in proposito.

Ma, scusa, provvedimento de che?

Se ti pianto una staccatona da antologia, t’infilzo come un tordo e passo al comando, mi indaghi pure? E sol perché s’è staccata una stecchetta dalla Mercedes di Hamilton, il quale, giustamente e in modo sacrosanto, non ha fatto niente di niente per facilitare l’operazione al rivale olandese?

Passano trenta giri esatti e la cavolata di certo la commette Hamilton, uscendo di strada doppiando un’Alpine e presumibilmente non fa poi una cosa né elegante né salutare rientrando in pista - nella sede stradale, intendo, lo ripeto -, in retro e nessuno dice una parola, emette un fiato, sposta un milimetro d’ossigeno, in diretta, in direzione corsa. Come si dice nel calcio, l’arbitro sembra voltato dall’altra parte.

E Lewis Hamilton mette a segno il rientro in pista creativo senza beccarsi nemmeno lo straccetto di una sovraimpressione per dire che la sua manovra intanto è stata notata, poi si vedrà, perché forse, e dico forse, la condizione di pericolo è stata creata. Avoja.

Tutti zitti: perché?

E neanche dopo, perché, diviso in due manche com’è diventato, il Gp ha avuto un’interruzione per bandiera rossa al 34esimo giro causa l’incidente appena accaduto a Russell e Bottas, quindi c’era tutto il tempo per prendere in considerazione non solo quello ma anche lo strano caso avvenuto alla curva Tosa, e invece niente di niente. Tutti, zitti, come se niente fosse.

E a nulla vale obiettare che nessuno ha reclamato a fine gara. L’assenza di proteste dei rivali non è mai automatica garanzia di giustizia.

I casi della vita

In Brasile 2003 si accettò pacificamente e col plauso generale la classifica che vedeva Raikkonen primo e Fisichella secondo e solo poi si accorsero che era pacchianamente sbagliata, tanto da fare a scambio di coppe, proprio a Imola, pochi giorni dopo... Vado oltre.

Se l’uscita, il fuoripista, fosse toccato a uno come Mazepin, con difficoltà a innestare la retro e colpetto d’ala improvvido e goffo sulle barriere, si sarebbero scatenati migliaia di meme, frizzi, lazzi, risatine e risatone all’indirizzo del malcapitato russo. Ma, dal momento che la cavolata sesquipedale è toccata ad Hamilton, l’aplomb dei più si tramuta in muta commozione e sintomatico quanto ossequioso silenzio di fondo.

Hamilton resta un fuoriclasse

Poi, per carità, per la rimontona piazzata da Lewis, infinito rispetto ed entusiastico plauso, però vorrei chiudere questo semplicissimo discorso con una considerazione che non posso evitare. Ho come la sensazione che questa edizione del mondiale conoscerà uno svolgimento diverso da quello monocorde delle precedenti.

Regole da cambiare

Mi spingo più in là. Magari il testa a testa tra Lewis e Max potrebbe durare auspicabilmente sino alla fine: non vorrei - e sottolineo non vorrei - che a risultare determinante potesse essere anche il punteggio di una giornata del genere. O, se lo diventasse, nessuno potrebbe esserne particolarmente felice. Perché, ripeto: se il regolamento ti consente di percorrere in gara qualche metro di pista contromano e per giunta in curva, facendoti sfiorare - e creando brividi - da un’Aston Martin che va a tutta, va cambiato. E se non te lo consente sol perché così facendo hai creato pericolo, va applicato.