Sostenibilità insostenibile

Sostenibilità insostenibile

Atto d’accusa alle corse che fanno finta d’essere green, rovinandosi

Una Ferrari 499P sbatte male a Spa, causa le gomme fredde, provocate artatamente dall’abolizione delle termocoperte in nome della sostenibilità. Sarà anche il caso di parlarne senza falsi pudori, no?

Le opinioni

Sentite Antonello Coletta, a capo di Ferrari Attività Sportive GT: «Partendo dal presupposto che le regole sono uguali per tutti e che le rispettiamo, credo sia necessario riflettere sul divieto di utilizzare le termocoperte. È opinione comune nel paddock e tra gli addetti ai lavori, per non parlare dei piloti, che questa situazione sia diventata pericolosa. A Spa ci sono stati molti incidenti ed episodi al limite, agevolati dalle temperature rigide e dalla variabilità meteo, ed è il momento di fare una riflessione molto seria sul tema, perché ha implicazioni importanti sul fronte della sicurezza. Siamo alla vigilia di una gara decisiva come la 24 Ore di Le Mans dove, durante la notte, le temperature sono basse e le velocità raggiunte molto alte. Non è un tema che riguarda solo noi, gli incidenti hanno coinvolto vetture diverse, di classi diverse, guidate in quel momento da piloti professionisti così come da gentleman drivers e questa situazione era stata già ipotizzata in tempi non sospetti».

Interessante anche il punto di vista di Luca Drudi, già valente pilota e padre del bravo Mattia, espresso su Facebook: «L’ipocrisia in diretta. L’immagine della Ferrari P499 che senza controllo urta pesantemente le barriere mi innervosisce e sconforta. Il bravo Antonio Fuoco, al volante della Rossa, nulla ha potuto contro la cecità ed ipocrisia di chi gestisce il nostro sport. Il regolamento che impedisce di scaldare gli pneumatici è una bestialità che mette a repentaglio la sicurezza dei piloti dietro al paravento dell’ecosostenibilità. Quindi, evitare di riscaldare gli pneumatici, permette di risparmiare energia e di conseguenza migliorare le condizioni del nostro pianeta. Mentre ricostruire auto, realizzare parti in carbonio che finiscono in autoclave, verniciarle nei forni, trasportare ricambi su gomma, ecc. ecc. non conta nulla. Ponendo il tutto dietro alla possibilità che qualcuno possa farsi male seriamente. I benpensanti eco-estremisti non riusciranno a farmi cambiare idea: è una bestialità. Poi sul traguardo affumichiamo il bosco per festeggiare i vincitori. Ma andate a... muro voi, va là».

Idea di green sbagliata

Per parte mia, vorrei dire una cosa a titolo personale, quindi al di là di testata e professione, come due parole tra amici, da semplice appassionato di corse, perché i guru, i predicarelli e i “so’ Diego e vi spiego” che girano su social, Tv e quant’altro, m’hanno giusto un tantino rotto le palle. Posso? L’idea di verde, di ecoriferito, di sostenibile, virtuosamente poverello, risparmioso e pauperista riferita alle corse è una pura follia. Peggio. Un’ipocrisia. Una doppia morale. Indi, una presa, anzi, tante prese per il culo. Che si esplicano in quali modi? Facendo i sostenibili in F.1 e risparmiando set di gomme, motori e termocoperte, per poi dar vita ai paddock e ai motorhome più sfolgoranti, stilisticamente sbracati, spreconi e grondanti dollaracci nella storia dell’umanità. Facendo i green e poi smistando tutte le gare possibili a casa degli sceicchi ossia oliando affari grassi coi più grandi produttori di idrocarburi del pianeta, Azerbaigian compreso.

L'ipocrisia di fondo

Dicendo che il futuro è semielettrificato e poi lo sponsor più grande (e pure un probabile acquirente del Circus) è Aramco, che vende barili di nafta, mica batterie per la Barbie ballerina. Cioè, io la vedrei più semplice. Bisogna smetterla di fare i finti moralisti, i predicatori a 300 all’ora e gli pseudo francescani. Le corse sono casino, spreco, rumore, sfoggio di creature metalliche alate, incazzate, sprezzanti ed esagerate, altrimenti inutili e grondanti prestazioni al limite. Tutto il resto a qualsiasi livello eco-bello, F.1, Wec, Rally e quant’altro, è solo una penosa e pelosa recita da farisei. La stessa Formula E, che rappresenta senz’altro un segnale interessante e alto quanto a indice tecnico e agonistico, nel retropaddock tiene pronti alla bisogna generatori diesel che consumano più di un bilico Anni ’70. E per spostare via aereo un paddock intero di qualsiasi competizione a livello mondiale, si muovono aerei che consumano e inquinano mille volte più delle macchine in pista per la gara. Quindi delle due l’una: o smettiamo di correre o smettiamo di raccontarci imbellettate bugie. Viva i V12, viva le orecchie torturate dal sibilo ignorante dei vecchi Dfv Cosworth e viva il rotativo Norton lanciato a vita persa sull’Isola di Man. Viva il mondo racing quando non dava e non darà lezioncine al Pianeta ma aveva e avrà il coraggio e la dignità di suonare il suo tipo di musica. Fregandosene meravigliosamente del resto, invece che far finta d’interessarsene.


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