Marcellino pane al pane

Marcellino pane al pane

Nel 2021 Autosprint compirà 60 anni ed è già tempo di celebrare l'evento degnamente. Sul settimanale in edicola, è iniziato un mini-ciclo di articoli dedicati ai Direttori degli anni ruggenti della rivista, ecco qui il primo approfondimento, dedicato a Marcello Sabbatini 

18 novembre 2020

 

L’apoteosi del colore

Marcellone fiuta ancora l’aria e capisce che è tempo di inseguire, oltre alla tempestività, anche l’insopprimibile richiamo delle foto in policromia, lanciandosi in quella meravigliosa creatura che diventerà l’Autosprint di fine Anni ’60-primo triennio degli Anni ’70, con immagini che tuttora lasciano senza fiato, tanto sono belle, mitiche e sparate. Proponendo in technicolor, che so, il ricordo a caldo dopo la morte di Clark, il debutto vincente della Porsche 908-3 alla Targa Florio 1970, ovvero i trionfi delle 917K di Wyer o Merzario che con la 512M vinceva l’Interserie a Imola 1971. O certe meraviglie tutte verticali della partenza alla 12 Ore di Sebring, che sembrano tanto migrazioni bibliche con Mosé alla testa del suo popolo piut- tosto che il gregge dei prototipi con Jo Siffert al comando, laicamente parlando.

Morale, a inizio Anni ’70 Autosprint indossa la cintura di campione indiscusso dei pesi massimi, quanto a informazione per l’automobilismo da corsa. Auto Italiana ha gettato la spugna e la gente è con Marcellone, il quale alterna cover stupende, servizi curiosi e rubriche insinuanti come “La Zanzara”, nella quale punzecchia i potenti, meglio se della Csai, ovvero la federazione italiana, financo con notizie ansiogene di tre righe, pallini sarcastici e avvelenati, spesso criptici, che colpiscono mici- diali come un dardo intossicante chi devono, tra le colonne di piombo di pagine sempre catturanti.

Giocando col menù del ristorante, tanti anni dopo, Marcellone sapeva improvvisare una lezione di giornalismo e real politik da 1000 crediti: "Attento, ora ti spiego quanto possano essere importanti la cosa più grande di un settimanale e la più minuta. La copertina e il pallino. La prima pagina e la notizia più piccola. Sono le due cose paradossalmente più efficaci. Con la prima spari e con la seconda avveleni. Nei primi tempi di Autosprint a colori, dovevo consegnare la copertina con giorni d’anticipo. Quindi, metti che domenica ci fosse il Gran Premio d’Italia, io, che ne so, il giovedì dovevo già dare la foto d’apertura senza neanche sapere chi fosse il vincitore. Così dovevo battezzare in anticipo un tema, una presa di posizione, un senso inscalfibile a un’immagine che doveva restare attuale anche se la cronaca dell’ultim’ora magari l’avesse poi resa obsoleta. Pure per questo dovevo essere per forza controcorrente: perché io, con quella situazione tipografica, manco avevo il lusso di aspettare e vedere quale sarebbe stata, appunto, la corrente...".

E poi ordinava di pesce, perché lui adorava mangiar roba di mare, e continuava: "Sai, poi c’è il fatto dei pallini, delle notiziole, delle chiose piccolissime. Il potente di rado puoi subito affrontarlo in maniera fron- tale, sennò si mette in moto, crea anticorpi micidiali, si industria per distruggerti lì per lì. Così il grande, il tracotante, il mammasantissima va curato con calma, come un toro alla corrida. Prima fai il picador, lo tartassi, gli attacchi mille spilli invisibili e dolorosi addosso. Le notizioline da tre righe. Quelle che lo evocano senza nominarlo, che lo graffiano appena sfiorandolo, quelle tra te e lui, con tutti gli altri che neanche capiscono. Ecco il perché della rubrica la Zanzara, che era il mio modo di partecipare all’automobilismo che conta, pungendo qua e là. Preparando il campo alle battaglie vere, con federali e non".

 


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