Lo scorso anno la Force India concluse il suo mondiale occupando la sesta posizione nella classifica costruttori con 77 punti. Nel 2014 la squadra di Vijay Mallya, dopo 11 delle 19 gare in calendario, ha già raggiunto quota 98 lunghezze, occupando la quinta posizione davanti alla McLaren. «Domenica scorsa è stata la prima gara della stagione nella quale non abbiamo raccolto punti – ha spiegato Mallya a formula1.com – ma per quasi metà campionato abbiamo mantenuto la quarta posizione nella classifica costruttori. Il nostro maggiore problema è stata finora la mancanza di performance in qualifica, ma siamo comunque sempre riusciti a racimolare punti, ad eccezione, come detto, di Budapest. Dobbiamo tenere presente che parliamo di un team che fino a qualche stagione fa stagione fa lottava per conquistare un singolo punto». Mallya non nasconde le sue ambizioni, sottolineando che il divario con la Williams non è poi così proibitivo. «La differenza di punti tra Ferrari, Williams, noi e la McLaren non è ancora così ampia da precludere dei traguardi – ha confermato – quindi, considerando anche il doppio punteggio in palio nell’ultima gara, non vedo perché non si possa sperare in qualcosa in più. Non sono sorpreso dalla Williams, perché hanno scelto (come noi) il motore Mercedes, la migliore Power Unit al momento. Noi ce la metteremo tutta per arrivare davanti a loro, e non devo ricordarlo io al personale della mia squadra, perché tutti lo sanno già molto bene. Sono molto orgoglioso anche del nostro tandem di piloti, due ragazzi di alto livello». Mallya spiega anche come è maturata la scelta di puntare su Hulkenberg e Perez maturata esattamente dodici mesi fa. «Volevamo riavere Nico - conferma – e questo era un punto fermo. Poi per la seconda monoposto abbiamo valutato tutte le possibilità che offriva il mercato, e abbiamo identificato in Checo Perez la migliore. Se la McLaren lo ha scelto (indipendentemente dall’esito di quella esperienza) vuol dire che avevano visto qualcosa in lui, e la McLaren è un top team. Ci abbiamo creduto, e siamo contenti di averlo fatto». Roberto Chinchero