Continua sul sito ufficiale della Ferrari la rassegna video che mostra Fernando Alonso raccontarsi, affrontando gli alti e bassi della sua carriera, compresi i momenti e le motivazioni degli ultimi 5 anni nel team modenese. Ecco cosa dice esattamente il pilota asturiano al secondo di questi appuntamenti (qui il resoconto del primo).

Le basi della carriera

Quando riguardi indietro, cosa pensi osservando tutti i sacrifici che hai fatto per arrivare al vertice? «Quando guardo indietro sicuramente vedo della felicità, della gioia, dei momenti che non avrei mai sognato di realizzare e che ho avuto l’opportunità e il privilegio di fare. Sicuramente hai dei sacrifici, hai delle cose che non hai potuto fare, o che avresti voluto fare ma non ce n’è stata la possibilità. Una vita anche più normale, con gli amici di scuola, quelli di università; una vita sociale un po’ più normale. Però, come dico, ho avuto dei privilegi e ho vissuto delle cose che sicuramente mi hanno portato delle grandi soddisfazioni. E se guardo indietro vedo solo cose buone». A che punto della tua carriera hai capito che stavi diventando un pilota veramente forte? «Mah, in nessun punto. Penso che quando arrivi in Formula Uno… Io mi ricordo bene anche il mio primo anno in Minardi: pensavo, anche parlando con la mia famiglia, di correre quell’anno e cercare di farlo bene, perché se l’anno dopo non continuavo o non mi rinnovavano il contratto, potevo dire per tutta la mia vita che avevo corso un anno in Formula Uno. Quello era il mio punto di vista in quel momento. Non pensavo mai di arrivare più lontano di là. Poi è arrivato un campionato del Mondo e la stessa cosa: “Un giorno dirò che sono diventato campione del Mondo della Formula Uno”. Ma non pensavo più avanti, non pensi che sei arrivato a un livello che la gente ti rispetta».

Gareggiare: come e per chi

Qual è la gara ideale per te: un Gran Premio dominato dal primo all’ultimo giro in cui dimostri di essere superiore a tutti, o uno vinto all’ultimo dopo molti duelli ma anche magari con un po’ di fortuna? «Il Gran Premio ideale è quello che vinci, non importa se non domini dal primo all’ultimo giro o se sorpassi all’ultima curva. L’importante è vincere. Tutti avranno diversi gusti, diversi feeling in quel momento esatto, e tutti lo vivono intensamente. La vittoria è molto più importante del modo in cui la ottieni». È vero che gareggiare per la Ferrari è diverso dal farlo per qualsiasi altro team? Secondo te perché? «Penso che la Ferrari è una squadra storica, una squadra che è stata sempre in Formula Uno e che ha avuto sempre qualcosa di speciale. È il mito Ferrari, una passione, un modo di correre sicuramente unico, con grande voglia di vincere e con grande passione. Non solo da un gruppo di meccanici e ingegneri che lavorano in Ferrari, ma da tutto un Paese come l’Italia che è dietro a un marchio così potente. Correre per la Ferrari è sempre più emozionante, è sempre più passionale che per altre squadre, e questo lo rende sempre molto attrattivo».

I momenti "top" prima e dopo

Infine, qual è stato il giorno più bello della tua carriera in Formula Uno, e qual è stato il giorno più bello della tua carriera in questi 5 anni in Ferrari? «Il giorno più bello in Formula Uno penso sia stato nel 2005 in Brasile, quando ho vinto il campionato del Mondo. Era il primo campionato del Mondo e sicuramente in carriera è un momento indimenticabile. In questi cinque anni in Ferrari il momento più bello è stato, penso, a Valencia 2012: una gara che corri in casa, davanti al tuo pubblico, con tutta la mia famiglia lì. E si partiva undicesimi, non ti aspetteresti mai di vincere una gara partendo così indietro. Ma tutto è andato perfettamente quella domenica e sicuramente è stato un momento di massima felicità».