Lo abbiamo visto spingere la vettura assieme con i commissari e i meccanici: Sebastian Vettel non si tira indietro quando si tratta di lavorare per la Red Bull. Ma stavolta c’è poco da fare: il motore rotto nella prima sessione di prove a Singapore significa che per lui la penalità di 10 posizioni in griglia, da qui alla fine dell’anno, è inevitabile. Parliamo di motore, non di “power unit” nel complesso, perché è proprio dal V6 termico che è partito il problema, rilevato da un allarme nella pressione dell’olio. Già a Monza Seb aveva montato la quinta unità, recuperata da Spa dopo essere stata smontata per precauzione nelle prove del Gp Belgio e qui riutilizzata (come era già in previsione, ma non così presto...). Il regolamento attuale, infatti, prevede cinque “power unit” complete nel corso della stagione, ciascuna composta da sei elementi (V6, turbo, due motori elettrici, batteria e centraline). Ma non fissa limiti al “riciclaggio” delle componenti. Il motore che si è rotto in prova, però, non era al limite del chilometraggio. “Diciamo a metà della sua vita utile”, ammette Remi Taffin della Renault. Questo significa che non ci sono altre unità, da qui alla fine dell’anno, per coprire la normale percorrenza necessaria a prove e gara. Per la Red Bull, quindi, si tratta ora di limitare i danni. Cioè di scegliere, per il montaggio della sesta unità, una pista che consenta i sorpassi (sia per sfruttare la potenza dell'unità fresca, sia per recuperare più facilmente i posti persi in griglia). Si pensa a Sochi in Russia, o, in alternativa, a Austin per il Gp Usa. Certo che in un momento in cui il pilota si tiene aperte opzioni di mercato oltre il 2015 (e possibilmente anche prima), questa doccia fredda, pur prevedibile, è la cosa peggiore. Alberto Antonini