Dal nostro inviato a Suzuka (Giappone): Alberto Antonini È finita. E come tanti matrimoni, dopo i litigi si trova un modo per separarsi senza farsi troppo male. Fernando Alonso e la Ferrari sono - da ieri sera - liberi di andare ciascuno per la propria strada. Il che significa che se la Scuderia vuole annunciare Sebastian Vettel come futuro pilota (leggi QUI), o se la McLaren-Honda vuole fare altrettanto con Alonso, sono liberi di farlo in qualsiasi momento. Senza mettere in mezzo avvocati, penali, contratti. L’accordo che scadeva nel 2016 di fatto non è più valido. La Ferrari ha lavorato su due fronti: mentre, al salone di Parigi, Sergio Marchionne, futuro presidente, liquidava Fernando con un “la Ferrari prima di tutto”, a Suzuka Marco Mattiacci, il team principal con delega piena di Marchionne, risolveva in maniera per così dire pacifica la questione di un pilota che non intendeva più andare avanti con questa squadra. Per il momento non c’è molto da aggiungere, se non che ora si capisce il perché di manovre come l’allontanamento di Stefano Domenicali dal ruolo di capo della Scuderia. Il predecessore di Mattiacci era troppo legato a Fernando: era stato lui a portarlo a Maranello, rinunciando a un altro anno con Raikkonen. Difficilmente sarebbe stato lui a pronunciare la parola fine. La “nuova” Ferrari invece era disposta a farlo. Perché Alonso era diventato troppo protagonista, troppo leader in seno alla squadra, o perché avevano pronta l’alternativa. Ora si gira pagina. Alonso a Suzuka appare tranquillo, come se si fosse tolto un peso. Ha pranzato con Marc Gené, parlando d’altro. Poi è andato, nel pomeriggio dopo le P2, al briefing dei piloti come se niente fosse. Adesso si tratta solo di definire le future mosse, perché forse non fa bene a nessuno annunciare ufficialmente i cambi di casacca con quattro gare ancora da correre