Da piloti a passeggeri. E’ grossomodo la sintesi del pensiero di Mark Webber sull’odierna Formula 1. Non è il primo a criticare aspramente quello che è diventato il modo di correre e al pari degli altri ”accusatori” mette sul banco degli imputati le gomme. Forzare il ritmo per un’intera gara? Impossibile. «La Formula 1 è cambiata tanto negli ultimi cinque o sei anni, oggi gli ingegneri sono costantemente concentrati sulle prestazioni delle gomme e anche in GP2 e GP3 i risultati di un pilota dipendono interamente da come le gestisce». Primo affondo. Piaccia o meno, la formula per creare il tipo di spettacolo che si vuole proporre al pubblico passa da questo fattore. Regalano sorpassi e spettacolo in maniera artificiosa, vero, ma è pur sempre il meglio che è riuscito a esprimere il Circus di recente. A meno di non voler sposare un altro volto della F1, nel quale le gomme vengono eliminate come variabile, lasciando che siano i piloti a creare l’opportunità. Ma con il livello tecnico attuale, realisticamente, avremmo qualcosa di diverso, in più? «Se guardate a sport come il calcio o il tennis, non ci sono stati enormi cambiamenti regolamentari: una porta più grande rende Messi più contento? Probabilmente no, perché ha il talento. Sfortunatamente la gente si aspetta di vedere 20 sorpassi a gara, è diventato uno standard. Credo potremmo accontentarci di gare con minori sorpassi e maggior qualità», dice Webber in un’intervista esclusiva a F1i. Questione anche di selezione dell’”audience” che si vuole raggiungere, nonché del prodotto da confezionare. Massima espressione tecnica o semplicità e spazio per le doti di pilotaggio? Variabili improvvise che alterano il copione o regolarità estrema? Spettacolo artificiale o reale palcoscenico ripulito da ogni “trucco”? Chi dovesse avere la perfetta quadratura del cerchio, si faccia avanti. «La Formula 1 dev’essere il vertice, e lo è sul fronte tecnico e ingegneristico, ma in termini di piloti che spingono al limite per due ore, al momento viene messa in discussione. I piloti oggi sono frustrati, vogliono di più e lo so. Non dico di cancellare tutto, perché anche a metà anni 2000 c’erano gare noiose, ma perché le tribune erano piene? Perché i tifosi guardavano qualcosa mai visto prima. La Formula 1 dovrebbe vedere persone andare al limite e devono tornare anche i tappi per le orecchie! Devono servirti, devi poter sentire le macchine a 5 chilometri dalla pista!». Infine, richiama il talento, quello che troppo facilmente oggi viene sbandierato, e dice: «Non avevo il talento di alcuni dei ragazzi contro i quali correvo ed è per questo che ho ottenuto certi risultati. Michael (Schumacher; ndr) era molto contrariato al suo rientro – non era al suo massimo, vero – perché correre non era più quello che era stato prima». Fabiano Polimeni