Non basterà certo un muso nuovo per far compiere alla McLaren-Honda il salto di qualità che le serve. Il Gran Premio d’Austria si annuncia come un’altra tappa di un calvario infinito, difficoltà prevedibili ma non nella misura in cui si sono registrate finora. A Melbourne si guardava all’inizio della stagione europea per una macchina più competitiva. Cronometricamente, i passi avanti sono stati indubbiamente realizzati, ma a pesare è la base di partenza. Più problematico recuperare gli ultimi secondi, andando a caccia di decimi e centesimi, che non i “primi”. Per un Alonso che dichiara l’ovvio, cioè che è bene proiettarsi sul 2016 perché da quest’anno non si avranno grandi soddisfazioni in termini di risultati – e il lavoro da condurre sulla MP4-30 proprio in questo senso può tornare utile – c’è un Button realista ma anche convinto nelle potenzialità del team. «Come team, veniamo giudicati fondamentalmente sulla posizione in cui terminiamo alla domenica pomeriggio, cosa che non tiene conto dei progressi fatti dietro le quinte, o nelle libere e in qualifica, nella preparazione della gara, perciò a volte può essere difficile leggere il lato positivo dopo un gran premio difficile». E’ l’approccio di chi da tempo dà per scontato un anno di totale apprendistato, checché ne dicano le dichiarazioni “istituzionali” di un Arai che ancora a Monaco pronunciava la parola podio tra gli obiettivi. «E’ importante non dimenticare da dove arriviamo. Sì, vedere due macchine che si ritirano non è il risultato per il quale abbiamo lavorato così duramente ma siamo concentrati sui miglioramenti che continuiamo a fare e i progressi ottenuti. C’è una fiducia enorme all’interno del team, proseguiamo nello sviluppo in ogni area, a Woking e Sakura», aggiunge Button. Tornando all’analisi di Alonso, ad Autosport ha detto: «Non ho problemi a partire in ogni gara dalla pitlane se continuiamo a migliorare la macchina, questa è la priorità principale adesso: concentrarci sulle prestazioni del prossimo anno». Fabiano Polimeni