Doveva essere una gara “facile” dal punto di vista strategico, il Gran Premio di Gran Bretagna a Silverstone. Con temperature dell’asfalto decisamente inferiori rispetto ai valori del venerdì, 7 gradi in meno, con un picco in gara di 39° C, una sola sosta era, nelle previsioni della Pirelli, la scelta migliore da fare. E così è stato, almeno finché non sono arrivati i due scrosci di pioggia che hanno dato l’opportunità di azzardare e fare scelte differenti. L’ingresso della safety car ha ulteriormente agevolato il compito delle gomme, spostando teoricamente in avanti il momento della sosta, ma in realtà così non è stato. In diversi hanno anticipato il primo pit-stop per approfittare e sopravanzare le macchine che in pista erano davanti. Hamilton ha giocato con l’under-cut, vincendo. La sosta dell’inglese è arrivata al 19mo giro, una tornata prima di Massa e Rosberg, sufficiente per ritrovarsi strada libera dopo aver passato Hulkenberg e balzare in testa. Le due Ferrari sono state, tra le monoposto di testa, quelle che maggiormente hanno accorciato il primo stint. Anche in questo caso, la variazione è stata dettata dall’esigenza di liberarsi di Hulkenberg e Kvyat, rispettivamente davanti a Raikkonen e Vettel. Stop al 13mo giro per il finlandese, una tornata dopo il tedesco: anticipano di 4-5 giri i diretti rivali, più che sufficienti per guadagnare la posizione. pirelli1 Scorrendo la tabella dei giri più veloci su ciascuna mescola, Fernando Alonso svetta con le gomme medie, autore di 1’38”883, miglior crono davanti all’1’39”184 di Bottas e 1’39”197 di Rosberg. Super McLaren? No. Dopo il contatto al primo giro con Button, Alonso è dovuto rientrare ai box per cambiare ala e gomme, passando dalle medie alle dure. Il primo stint di gara è durato, di fatto, 16 giri, poi al 17mo di nuovo le medie, in controtendenza rispetto agli altri piloti, che hanno affrontato la primissima parte di gara, con macchine pesanti, e gomme medie. Ha sfruttato il compound più veloce nel frangente migliore per staccare il tempo: lo stint centrale. Con gomme dure, invece, Hamilton realizza 1’37”093 contro il 37”403 di Rosberg e il 37”466 di Massa, indice di quanto le performance Williams siano stati convincenti a Silverstone. Certo, va registrato il dato non secondario di un Hamilton con pista libera mentre Rosberg era in piena bagarre con Bottas. pirelli2 Fin qui la parte “normale” di gara, che ha visto sfruttare per ben 36 giri le gomme medie da parte delle due Manor (stint più lungo) e Vettel fare 29 tornate sulle dure; poi, una gara a sé si è sviluppata nel finale, con gomme intermedie. Manor a parte, i più “lesti” a passare alle Pirelli verdi sono stati Alonso e Raikkonen, 37mo e 38mo giro rispettivamente. Alonso ha beneficiato della sosta extra di Ericsson - pessima scelta di passare alle medie per un solo giro, al 41mo, per poi dover tornare alle intermedie con l’intensificarsi della pioggia - ma è riuscito a gestire le coperture per 14 passaggi, pur con grandi difficoltà nel finale. Raikkonen, invece, ha pittato ancora al 47mo giro, quando navigava in ottava posizione e senza rischi di perderla su Perez. Il messicano ha seguito la strategia prevalente, perché se Alonso e Raikkonen sono stati avventati nel precipitarsi ai box con le prime gocce di pioggia, a parte Vettel e Hamilton – che hanno azzeccato esattamente il momento chiave, giro 43, per andare sulle intermedie – tutti gli altri si sono fermati al giro 44: Rosberg, le due Williams, Kvyat, Hulkenberg e Perez appunto. Nota di merito per quei piloti che sull’umido e con gomme slick hanno girato molto più forte di tutti gli altri, a parità di gomme: Vettel, Kvyat, Hulkenberg e Rosberg hanno brillato maggiormente. «E' stata sicuramente una delle gare più emozionanti dell'anno: i tempi dei pit-stop sono stati assolutamente cruciali - non solo una volta, ma anche quando la pioggia ha cominciato a cadere nel finale. La strategia è stata fondamentale; come e quando montare gli pneumatici giusti ha fatto la differenza. Ancora una volta i fan inglesi sono stati davvero fantastici», ha commentato Paul Hembery. Fabiano Polimeni