Da un lato c’è la storia recente, quella che sottolinea, impietosa, le difficoltà avute da ogni team che si è affacciato al debutto in Formula 1. Dall’altro, una situazione tecnica di base che assicura garanzie sconosciute agli stessi esempi contrapposti al team Haas. Lo stretto legame con la Ferrari, l’aver acquistato da Maranello tutte le componenti che il regolamento consentiva, in teoria dovrebbero aiutare non poco la scuderia statunitense a muovere i primi passi. Gli scettici, tuttavia, non mancano e le ultime due voci a sottolineare la propria visione “negativa” sulle possibilità di ben figurare che avranno Grosjean e Gutierrez il prossimo anno sono quelle di David Richards e Gary Anderson. Per il direttore della Prodrive, «le scuderie arrivano in Formula 1 con delle aspettative e Haas ha tutto il supporto dalla Ferrari, ma quando saranno alla prima gara sarà tutta un’altra cosa e vivranno un brusco risveglio». L’obiettivo più volte annunciato è quello di assicurarsi i primi punti nel corso del campionato e non essere il team fanalino di coda. Sulla stessa linea dell’ex team principal BAR è Gary Anderson, a lungo direttore tecnico in Jordan: «Siamo a dicembre e il primo test sarà a fine febbraio, ma non abbiamo visto ancora nulla. Nemmeno pezzi dei modellini in scala impiegati per i test in galleria del vento. Non ho sentito parlare di un gruppo di persone alle spalle, è tutto molto tranquillo e alla fine sono d’accordo che avranno un brusco risveglio su quel che gli riserverà la Formula 1», le parole a Sky Sports UK. Giudizi schietti e un po’ ingenerosi, perché la serietà del progetto non si può certo misurare con il numero di anticipazioni su quella che sarà la nuova monoposto. Altra cosa è dire, invece, che pur avendo una base sufficientemente solida sul piano tecnico, dovranno far fronte ai problemi operativi in pista e di gestione del pacchetto, versante sul quale giocherà un ruolo importante l’esperienza dei piloti. Fabiano Polimeni