Si parla di futuro, di nuove macchine e sfide nel 2017, ma è un orizzonte temporale  talmente vicino da trasformarlo, per i team, già in presente. Al futuro sul medio periodo, quello della Formula 1, guarda Ross Brawn. Non per discutere di ruoli da ricoprire in Liberty Media o in FIA - anche se mettendo insieme la visione che prospetta per la categoria, sarebbe l’uomo ideale per accompagnare la transizione - bensì per interrogarsi sulle scelte tecniche che dovranno caratterizzare la fase oltre il 2020. Fino ad allora c’è l’accordo tra team e motoristi per conservare lo schema di power unit ibride introdotto nel 2014 e prevedibilmente si lavorerà a un’estensione ulteriore.

Affinamenti necessari al concetto attuale e, per certi versi, un distacco dalla strada intrapresa di una ideale vicinanza alle tecnologie sempre più diffuse sulle auto di serie. Sul punto è necessario fissare un paletto: gli scenari futuri prospettano la via dell’elettrico con la spina e dell’elettrico tramite fuel-cell a idrogeno. E' la frontiera tecnologica più remota. Poi c’è la realtà del mercato auto, dove l’ibrido costituisce una radicata soluzione tecnica. Altre forme rispetto alla complessità che compone una power unit di F1. Fatte le dovute premesse, Ross Brawn si interroga: «Il prossimo ostacolo arriverà nel 2020, con una decisione da prendere sul futuro dei motori. Come dovrebbe svilupparsi la Formula 1? Deve guardare schiettamente a cosa cerca da un motore. Negli ultimi anni ci siamo allineati alle macchine stradali. Abbiamo questa rivoluzione in atto e le macchine stradali che ci saranno nei prossimi 5 e 10 anni saranno molto diverse. Possiamo conservare il concentrato tecnico della Formula 1, riconoscendo che, forse, è il tempo di allontanarsi dalla strada che prenderanno le auto normali? Se non lo faremo, logica vuole che avremo una Formula 1 elettrica o a fuel cell in pochi anni. C'è la Formula E che ha il suo posto, per me la Formula 1 non è solo un dimostratore tecnologico, è un circus nel suo insieme e qual è il modo migliore di mantenerlo? Potrebbe essere giunta l'ora di dire "Abbiamo avuto questo gioiello tecnologico ma faremo un passo indietro e penseremo cosa vuole la Formula 1 da un motore, che può contenere alcune tecnologie rilevanti"».

La parola conseguente diventa: semplificazione. «Dobbiamo sederci con i costruttori, le squadre e le parti interessate per decidere cosa vogliamo oltre il 2020. Forse è quel che c'è già oggi ma rifinito in termini di costi e complessità, perché il motore è troppo costoso. Per certi versi rappresentano un concentrato tecnologico che ha riavvicinato i costruttori, ma se la F1 inizia a guardare al 2020 adesso, c'è il tempo di intervenire senza che nessuno senta di soffrire uno svantaggio competitivo, con gli investimenti e i piani realizzati correttamente. Servono due anni per preparare un motore, entro la fine del prossimo anno la Formula 1 deve sapere quale tipo di propulsore ha bisogno per il futuro».

In una lunga intervista al magazine della FIA, Brawn commenta anche la posizione di dominio creata dalla Mercedes. «Il successo Mercedes del 2014 è nato alla fine del 2012, quando ci fu un duro incontro con il consiglio d'amministrazione. Erano intenzionati a fermarsi o l'avrebbero fatto, perché il 2010 e 2011 non erano andati abbastanza bene. Seguivamo la filosofia del contenimento delle risorse, che era al collasso. Eravamo in 450 persone a lottare con squadre da 500 o 600 persone, non c'era alternativa. Abbiamo detto al board: "Al momento ci troviamo in una terra di mezzo, o facciamo un salto in avanti o dovremmo arretrare del tutto". E il consiglio d'amministrazione, gli va riconosciuto il merito, disse: "Ok, cresceremo. Ci proveremo, cosa vi serve?".

Fu allora che mettemmo insieme le squadre per il progetto 2014. Assumemmo Aldo Costa, Geoff Willis, la gente di cui avevamo bisogno e iniziammo. E' quel piano strategico che serve, è necessario avere una visione del punto che si vuole raggiungere in 6 mesi, a 12 mesi di distanza, due anni».

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Mercedes che parte dalla posizione di maggior vantaggio nell’affrontare la transizione regolamentare verso le norme 2017. Senza avversari in grado di impensierirne la corsa mondiale quest’anno, Brawn suggerisce quale sia l’approccio metodologico di una squadra al vertice: «Mercedes avrà spostato le risorse del programma di quest'anno sul prossimo molto in anticipo, quando si sono resi conto dove si trovavano con la macchina. Se fossi stato lì, e sono certo abbiano adottato una filosofia simile, avrei detto: "Ok, abbiamo una macchina competitiva e possiamo solo battere noi stessi. Spostiamoci tutti sul programma del prossimo anno". Non so quanti altri team possano averlo fatto. Il successo alimenta il successo. Mercedes sarà forte, nonostante la maggior enfasi riposta sul telaio».

Dalla “Formula motori” delle ultime tre stagioni si passerà a un campionato più equilibrato nel peso delle singole aree della monoposto. Ciò non significa che non possano nascere nuove supremazie, perché se l’incidenza di telaio e aerodinamica sarà ancor più elevata, spetterà alle scuderie realizzare le soluzioni vincenti in ciascun settore.

«Non sono stato coinvolto nella definizione di questo regolamento. Quando accade, si conoscono i dettagli più nascosti. Ho letto ampiamente le norme e rappresentano un gran salto in avanti, verso una determinata direzione quella di rendere le macchine molto più veloci e tornerà al centro dell'attenzione il telaio. C'è una visione troppo sbilanciata verso il motore, adesso credo si introduca un certo equilibrio. Eravamo reduci da una fase in cui l'incidenza del motore era quasi neutrale, perché tutto era congelato, i motori erano considerati quasi come un collegamento tra cambio e telaio, oggi la gente parla solo di motori».

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