La scomparsa delle leggende porta con sé i ricordi di chi vi ha vissuto fianco a fianco. Niki Lauda arriva alla corte di Enzo Ferrari ed è subito schietto con il figlio Piero, al quale spiega come, quella monoposto del 1974, sia una merda.

Primo test, prime impressioni, da riportare alla Leggenda, al Commendatore; valutazioni di chi ancora non è campione, a bollare il frutto del lavoro dei tecnici in modo così perentorio: è proprio degli onesti e dei folli. Schietto, sempre, Lauda. Ricordato dal vicepresidente Piero Ferrari: “Quella di oggi è una giornata molto triste per me che Lauda l’ho visto correre ma anche per tutti gli appassionati della Ferrari e della Formula 1.

Niki ci lascia dopo aver sofferto tanto, e questo mi addolora. Ha vinto molto con la Ferrari, lo ha fatto anche con altri team, ma è sempre rimasto un amico. È stato un pilota fantastico, un imprenditore capace e una persona straordinaria. Mi mancherà”.

LA STIMA NEI CONFRONTI DI BINOTTO

Nel 1977, quando le strade di Ferrari e Lauda si separano, con la conquista del secondo titolo Piloti, Mattia Binotto ha 8 anni. Il team principal ripesca nel cassetto dei ricordi e racconta: “I miei ricordi di Lauda sulla Ferrari fanno parte dell’infanzia, quando da bambino vedevo lui e Regazzoni vincere con il Cavallino Rampante sulle piste di tutto il mondo.

Avevo meno di dieci anni e nel mio immaginario era un cavaliere senza paura.

Sterzi a parte: L'immensità postmoderna di Niki

In Ferrari, Binotto approda nel 1995, si incrociano le strade con il Lauda consulente voluto dal presidente Montezemolo, nel 1993. Lauda che nei confronti di Binotto ha speso parole d’apprezzamento, come quando, nel 2017, lo individuò quale artefice della ritrovata competitività Ferrari, Binotto “lo svizzero” a mettere ordine a Maranello.

Una volta in Formula 1, il mio rapporto con Niki è sempre stato di stima reciproca. Credo che grazie alla sua bravura e al suo indubbio carisma abbia contribuito a far conoscere e amare nel mondo il nostro magnifico sport", ha commentato Binotto.

Ricordo con affetto quella volta in cui mi disse che con il mio approccio svizzero sarei stato la persona adatta a mettere ordine nell’italianissima Ferrari… Dopotutto Niki era così, una persona schietta e diretta con la quale non sempre si era d’accordo ma cui non si poteva non voler bene”