Una delle immagini più simbolicamente belle e entusiasmanti in questa annata di F.1 resta quella dell’abbraccio di Lapo Elkann a Piero Ferrari ai box della Rossa, nell’immediato dopogara di Monza, per festeggiare il trionfo di Charles Leclerc nel Gp d’Italia.

Grande appassionato di corse e vero cultore del marchio, dello stile e della filosofia Ferrari, Lapo Elkann torna sull’argomento in occasione del via della Targa Florio, a Palermo, in Piazza Verdi, quando ancora una volta la sua immensa passione per il motorsport lo porta ad ammirare bolidi di ieri e di oggi. Mostrando una grande ed entusiasta disponibilità a parlare da tifoso dell’auto e della sua fede pervasiva verso il Cavallino Rampante, la sua storia e il suo presente, senza trascurare neppure il futuro.

Lapo Elkann e le corse. Dopo la gioia condivisa di Monza, il rapporto torna a farsi solido e gradito anche in occasione della Targa Florio storica, a quanto pare.
«In realtà sono a Palermo per finalità connesse ala fondazione LAPS che ho fondato con l’obiettivo di ridare la felicità ai bambini tra i cinque e i quindici anni. Abbiamo siglato un accordo con la Croce Rossa-Comitato Sicilia insieme a cui svilupperemo progetti per supportare chi vive in condizioni di difficoltà. Un esempio: insieme a Newtron - che è partner di Garage Italia per l’elettrificazione di veicoli iconici tra cui la Cinquecento Jolly e la Panda -, vogliamo donare ambulanze in provincia di Siracusa. Inoltre, abbiamo altri progetti sui quali stiamo ragionando insieme a Croce Rossa Comitato Sicilia. Parallelamente, ho la fortuna di trovarmi da queste parti proprio al momento della partenza della Targa Florio Classica e mi sento felicissimo di approfittare di questa coincidenza. Perché sono appassionatissimo del mito che circonda quest’evento e continuo ad essere molto sensibile al fascino delle auto storiche. Al punto da dire, scherzosamente, che una di queste macchine me la sceglierei per moglie, perché io di vetture del genere sono e sarò sempre follemente innamorato».

E non solo di auto storiche, ma anche di monoposto in grado di segnare la storia delle corse. Ecco, da questo punto di vista, c’è un momento particolare capace di rappresentare un evento unico, all’interno della sua fascinazione per il mondo racing?
«Certo che c’è e non vado neanche indietro con la memoria visto che cito il recente Gp d’Italia a Monza, con il trionfo di Charles Leclerc. A vederlo vincere dopo una gara così emozionante, ho goduto come hanno goduto tutti gli italiani e tutti i tifosi della Ferrari in giro per il mondo. E non solo perché erano nove anni che la Ferrari non vinceva un Gran Premio sull’autodromo per antonomasia, ma anche per la trama della corsa, che si è rivelata un vero e proprio capolavoro, capace di scatenare la gioia di tutti, a partire dal team Ferrari fino a raggiungere tutti i tifosi. Sprigionando un’energia irripetibile, frutto della passione e dell’amore che chiunque sente d’avere, possendendo un cuore Rosso Ferrari. Penso che una giornata così particolare resterà nella memoria a lungo».

Così come resterà nella memoria il suo abbraccio ai box a Piero Ferrari. È bello notare che questo gesto così caldo e dimostrativo arriva proprio nel cinquantesimo anniversario dell’inizio del rapporto stretto tra Ferrari e Fiat.

«L’abbraccio a Piero è stato naturale e spontaneo. In fondo è tra due consanguinei dei valori di sport. Io sono un tifoso vero, un passionale puro e penso che la vita vada vissuta pienamente, nutrita di passioni e la Ferrari è proprio una di queste. E la Ferrari è un marchio, un mito, un’entità anche ideale capace di generare entusiasmo e adesione in tutto il mondo. Vedi, se uno ha passione, si lascia andare e le cose diventano naturali. Con tutto il rispetto, dico e sottolineo di sentirmi un tifoso della nazionale Italiana, della Juventus e della Ferrari. Amo il Cavallino Rampante con tutto il mio cuore, ci ho lavorato cinque anni, ho fatto parte del progetto Ferrari Taylor Made e ho anche lavorato al sito clienti Ferrari chiamato Ferrari Owners Site, quindi l’universo Ferrari lo sento dentro di me, a trecentossessanta gradi. È un’azienda straordinaria, la cui forza vera è costituita dai grandi uomini e dalle grandi donne che prestano in essa la loro opera. La forza di questa azienda è proprio nelle persone che ne fanno parte e nell’energia che infondono giorno per giorno nel loro lavoro. Ecco, a Monza, nello scorso Gp d’Italia, di questa stessa energia ne sono stati portatori piloti, meccanici e team nella sua interezza, riuscendo a produrre in pista una meravigliosa dimostrazione di eccellenza italiana, monegasca e tedesca e non solo. Un esempio? Basta guardare i pit-stop. Unici, inimitabili nell’esecuzione perfetta e dico questo con il massimo rispetto per gli avversari. Il risultato, anche per questo, non è stato solo positivo, direi che è stato eclatante».

E cosa può dire, in particolare del vero trionfatore di Monza, ossia Charles Leclerc? E, in generale, di Sebastian Vettel?
«Charles lo stimo, gli voglio molto bene. Per me è anche un amico e sono stato molto contento, per lui. Per quanto mi riguarda, più che dei singoli, amo soprattutto parlare della squadra Ferrari, del team che Mattia Binotto ha saputo creare facendo un lavoro egregio. Sono molto orgoglioso di aver ospitato e festeggiato la Scuderia Ferrari che ha festeggiato i suoi 90 anni di vita proprio a Garage Italia, dove sono convenuti anche tanti piloti e meccanici che fanno parte del Cavalino Rampante. Quella è casa loro e auguro il meglio a tutti loro, ovviamente incrociando le dita. Tornando a Charles Leclerc, torno a sottolineare il nostro rapporto di amicizia. Garage Italia lo sponsorizzava quando correva in Alfa Romeo, il nostro è un rapporto antecedente al suo passaggio alla Ferrari, conosco i suoi due fratelli tanto che supporto Arthur, il minore e ho un ottimo rapporto con Lorenzo, il maggiore. Quella dei Leclerc è una bellissima famiglia, unita e compatta. E Charles è un ragazzo unico, sia professionalmente che umanamente. Quanto a Sebastian Vettel, lo considero un grandissimo pilota, che ha dimostrato appieno le sue capacità vincendo tantissimo e facendo suo per ben quattro volte il campionato del mondo di F.1. E mi auguro che riesca sempre più a tornare a ottenere i risultati di altissimo livello di cui è capace, perché li ha nel Dna, che è da vincente. E d’altronde è questo il Dna di tutta la Ferrari, della quale bisogna sempre parlare tenendo conto dell’eccellenza della pluralità».

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