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Vinco se parto 2°

Il dubbio deve essergli venuto: “E se partissi sempre dalla seconda casella?”. Per Lewis Hamilton prendere il via di un GP dalla seconda posizione sta diventando un portafortuna: nelle ultime quattro occasioni in cui è partito al fianco del poleman, ha sempre vinto. E' successo al Nurburgring ed al Mugello lo scorso anno, è successo in questo campionato a Sakhir ed a Portimao. Una statistica niente più che curiosa, per l'uomo che adesso punta quota 100 in tutte le vesti: è a meno uno per quanto riguarda le pole (sono rimaste 99 dopo il miglior tempo di Bottas), e meno tre per quanto riguarda i successi, saliti a 97 dopo aver portato a casa il GP del Portogallo. Numeri, sempre quelli, per uno che in testa ha una cifra sola: 8. Quello dei titoli, il traguardo mai raggiunto da nessuno. Verstappen e la Red Bull sono formidabili, ma in Portogallo non sono stati all'altezza dell'accoppiata che ormai domina ininterrotta da anni. Con la sensazione, per Lewis, che ci sia modo di sorridere non tanto per la classifica (è davanti di 8 punti, un niente a mondiale appena iniziato), quanto per una Mercedes che nello spazio di cinque settimane, quelle passate tra il GP del Bahrain e quello del Portogallo, pare abbia già fatto un passo avanti notevole nella compresione della vettura. Con annesse preoccupazioni altrui, se la situazione dovesse migliorare ancora. Cosa possibile, perché non è che in qualifica Lewis fosse troppo contento: era secondo davanti a Verstappen, certo, ma nelle particolari, molto particolari condizioni di Portimao, tra vento da America's Cup ed asfalto con poca aderenza, era stato difficile anche per lui. E difficile era stata pure la ripartenza, con Max a passarlo subito. Poi, come ha spiegato lui stesso, l'inglese la corsa l'ha vinta lì, tenendosi calmo nonostante il sorpasso subìto e intuendo l'attimo giusto per resitituire il favore: scia ed attacco all'interno, niente da fare per Verstappen. E stessa solfa dell'anno scorso su Bottas: qualche giro di studio, poi rottura degli indugi, attacco e sorpasso, anche se stavolta all'esterno di curva 1. E niente da fare per tutti gli altri.

Hamilton: "Ho capito quando attaccare Max"

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